la teoria della ghianda

 
 
 

 

 

 INTRODUZIONE ALLA TEORIA DELLA GHIANDA
 
Scegliersi un seme , una ghianda , dal grande cesto delle possibilità . E' questa la teoria della ghianda , l'idea che , prima di incarnarci, scegliamo. Scegliamo un seme . Chi di noi ha ancora abbastanza confidenza con l'elemento terra per sapere  di un seme ?  Ci sono tanti semi, e anche all'interno delle stessa specie ogni seme dà una pianta diversa , ci vuole la buona terra , l'acqua, la luce , ci vuole il tempo giusto della semina  e la pazienza di aspettare il germoglio... e una infinità di altre qualità che permettono lo sviluppo di una bella pianta ma anche no... e poi quanto durerà ? darà frutti ? sarà sola nella savana o dentro un grande bosco ? sarà l'ultima della specie  o sarà l'inizio di una nuova ? si troverà nei giardini pubblici della città o in un appartamento ? sarà abitata da uccelli o ospiterà nelle sue radici una tana ? diventerà cavo e vecchissimo o morirà alla prima siccità ? sarà colpita da un fulmine e rimarrà a lungo uno scheletro  o sarà circondata da uno steccato e fotografata da tutti come pianta protetta?  Segnerà un bivio o condurrà le genti alla sorgente d'accqua fresca ?  Questi semi siamo noi ... è la scelta che non ricordiamo di aver fatto e di cui troppo spesso ci lagnamo.
 
 
 
 
Non pretendo di spiegare in modo sistematico questa preziosa teoria , per approfondimenti vi rimando alla sua esposizione nel libro di James Hillmann "Il codice dell'Anima ".
Vi dirò le cose che mi sono rimaste dentro e le idee che sono state folgorazioni e mi hanno lasciata lì emozionata , a bocca aperta come davanti a un bel quadro .
Comincio .
 (il passo seguente è tratto dal "Codice dell'Anima " di James Hillmann)
 
Dal racconto platonico del mito di Er , dall'ultimo capitolo della "Repubblica":
"Le anime , che provengono da  vite  precedenti e soggiornano in una sorta di aldilà , hanno ciascuna un destino da compiere , una parte assegnata (Moira) che corrisponde in un certo senso al carattere di quell'anima . Per esempio l'anima di Aiace Telamonio , il valoroso e irruente guerriero ,scelse la vita di un leone , mentre quella di Atalanta , la vergine famosa per la velocità nella corsa , scelse il destino di un atleta e un'altra anima quello di un abile artigiano. L'anima di Ulisse , memore delle prove e dei travagli patiti e "guarita di ogni ambizione ", andò a lungo in giro alla ricerca di una vita di uomo solitario senza occupazione , e la trovò a stento , gettata in un canto e negletta dagli altri ... 
Quando tutte le anime si erano scelte la vita , secondo che era loro toccato , si presentavano davanti a Lachesi  [ lachos , parte , porzione di destino ] . A ciascuno ella dava come compagno il genio [ daimon] che quella si era assunto , perchè le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino da lei scelto . Il daimon conduce l'anima dalla seconda delle personificazioni del destino , Cloto [ klotho , filare , volgere il fuso ]. Sotto la sua mano e il volgere del suo fuso , il destino [ moira] prescelto è ratificato . ( Gli viene impresso il suo particolare effetto ? ). Quindi il genio [daimon] conduceva l'anima alla filatura di Atropo [atropos, che non si può volgere all'indietro , irreversibile ]per rendere irreversibile la trama del suo destino .
Di lì senza voltarsi , l'anima passava ai piedi del trono di Necessità ( Ananke ) o , come traducono alcuni , del grembo di Necessità . "
Dal testo non risulta chiaro in che cosa consista esattamente il KLEROS  lasciato cadere ai piedi delle anime affinchè ciascuna scelga il proprio . Il termine kleros può avere tre significati strettamente connessi : a) pezzo di terra , come il nostro lotto di terreno e per estensione, b) lo spazio , la parte assegnata nell'ordine generale delle cose e c) eredità , ciò che per diritto ci viene un quanto eredi. "
Secondo Hillmann il kleros è l'immagine , noi raccogliamo l'immagine ai nostri piedi che abbraccia l'insieme di una vita tutto in una volta :"ecco quella che voglio che è la mia giusta eredità ". La nostra anima sceglie l'immagine che noi viviamo . Dunque quella che io ricevo è l'immagine che è la mia eredità , la porzione assegnatami nell'ordine del mondo , il mio posto sulla terra, condensata in un modello che è stato scelto dalla mia anima o , per meglio dire , che viene sempre di continuo scelto dalla mia anima, perchè nel mito il tempo non entra ( il mito non è mai accaduto ma è sempre ) . La psicologia antica localizzava l'anima nella regione del cuore , dunque il nostro cuore custodisce l'immagine del nostro destino e ci chiama ad esso .... per dipanare quell'immagine occorre tutta una vita...
 
 
14 novembre 2011
 
esempi della teoria della ghianda : Medea e il suo destino
 
 
Medea l'archetipo della donna sacerdotessa , guaritrice, conoscitrice di arti magiche , amante coraggiosa, tenera e sensibile , impavida di fronte allo sconosciuto e temibile nell'ira e negli inganni che trama , madre ambiziosissima  possessiva e fatale per i suoi figli... ecco tratta dalla lettura del " Vello d'oro " una scena che ce la rende nel suo umanissimo aspetto quasi posseduta dal suo Daimon :
Medea insieme con gli Argonauti è ospite del re Alcinoo e della regina Arete nell'isola dei Feaci , prossima al matrimonio con Giasone si confida con la regina ...
" Medea sorrise a Arete fra le lacrime e quella continuò a chiacchierare: - Dolce ragazza , come ti invidio la prima notte di nozze ! Mi sembra ieri che io e il mio caro Alcinoo ci siamo sposati : mi ricordo la pioggia di semi d'anice e le mele candite e il primo bacio sotto la coperta dai molti colori che mia madre aveva preparato per me . E come fu delizioso il profumo di caprifoglio , quella notte ! Credimi , mia cara, il rapimento del primo amplesso non torna più : non si dimentica mai , ma non torna più . Ah , che inesprimibili gioie  sono in serbo per te !-
La voce dolce della regina tremava di tenerezza e Medea non riuscì a confessarle che in realtà non c'era al mondo donna più disgraziata di lei , che odiava ciò che più desiderava e desiderava ciò che più odiava, lontana dalla sua casa , rovina della sua famiglia , traditrice del magnanimo eroe del cui tempio era stata sacerdotessa ( Prometeo ) . Ma disse :- Regina e sorella , ti ringrazio per i tuoi buoni auguri e invidio con tutto il cuore la tua vita felice con il nobile Alcinoo, non posso neanche sperare di goderne una simile. Infatti , come devi sapere, una sacerdotessa della Dea è maledetta dal suo doppio occhio e dalla sua doppia natura : ella concepisce trame abili e sanguinarie contro la sua stessa innocenza, in preda all'angoscia distrugge coloro che più la amano e per allontanare la sua solitudine riempie la sua casa di bugiardi , deboli e ruffiani-.
Arete gridò:- Figlia mia , non dire cose tanto terribili , neanche per stornare la gelosia di un dio o di uno spirito maligno ! La dea brilla sul tuo volto , non ti credo capace di nessuna malvagità. Possa tu essere benedetta da molti figli , quattro o cinque almeno: i figli hanno un effetto benefico calmante sulle donne dotate di troppa intelligenza come te-.
Medea rispose :- Ottima Arete, io non oso sperare nessuna benedizione del genere, sebbene sia una donna onesta, credo, come te. La madre terribile ( la triplice Dea )mi perseguita , possiede la mia anima e fa di me lo strumento della sua implacabile rabbia ; finchè vorrà servirsi di me , sarò un pericolo per la città in cui abiterò come una torcia di legno di pino fumante in un campo di orzo maturo per la mietitura. Quindi , regina e sorella, se nella bontà del tuo cuore ora puoi salvarmi , questa sarà una prova della tua saggezza come della tua virtù ; ma ti prego , non convincermi a rimanere con voi un giorno più del necessario-.
 
Chissà , forse ancora oggi scorre nel nostro sangue lo sdegno e l'ira della dea nel ricordo dell'antico potere , il potere dell'amore, perduto ; perduto nel senso che alla dea  non venne più dedicato il culto . Medea misteriosamente sembra esprimere il peggio di sè dal momento che si innamora di Giasone , l'uomo la cui unica qualità sono i capelli d'oro e il sorriso bello ; sembra divenire la madre moderna possessiva e che proietta i suoi sogni di gloria sui figli nel momento che tradisce il culto di Prometeo , la conoscenza, sempre per seguire l'uomo del nuovo mondo quello del culto di Zeus , figlio della Dea. La Dea dirà al figlio Zeus "Tieniti tutti i poteri , io per me , incauto , nelle nostre trattative , ho tenuto il potere del vento e del destino "...e si lascia schiaffeggiare dal figlio senza battere ciglio ...
Nelle culture native sempre quando c'era un Demone furioso gli si  tributavano riti e culti , diciamo così gli si dava da mangiare per calmarlo , lo si riconosceva e gli si dava ascolto . Questo portava equilibrio . Così pure nelle nostre vite personali e nella società il culto della dea è rimasto troppo a lungo trascurato , dimenticato nonostante la furia dilagante delle inondazioni ,dei diluvi , delle tempeste , dei tornadi , nonostante i lutti e le miserie. Ristabiliamo in noi e nel nostro modo di vivere il potere della dea , che è poi il potere dell'amore, ella si calmerà e ci nutrirà infinitamente.
 
 
28 ottobre 2011
LA TEORIA DELLA GHIANDA
Vorrei con un altro esempio dare un'idea della teoria della ghianda illustrata per noi da James Hillman nel suo libro "IL codice dell'Anima ". La teoria della ghianda dice -sono parole di Hillmann-(e ne porterò le prove )che io e voi e chiunque altro siamo venuti al mondo con un'immagine che ci definisce...ovvero ciascuno di noi incarna l'idea di sè stesso . E questa forma , quest'idea , quest'immagine non tollerano eccessive divagazioni.
La teoria inoltre attribuisce all'immagine innata un'intenzionalità angelica , o daimonica, come se fosse una scintilla di coscienza; non solo , afferma che l'immagine ha a cuore il nostro interesse perchè ci ha scelti per il proprio .
Riprenderò ancora il concetto in altri modi , intanto ecco l'esempio tratto dal "Il grande Gatsby " di Francis Scott Fitzgerald.

Era James Gats che bighellonava quel pomeriggio sulla spiaggia in un maglione verde e un paio di calzoni di tela, ma fu già Jay Gatsby a farsi prestare una barca a remi , per accostarsi al Tuolemee e informare Cody che poteva venir sorpreso da un colpo di vento e affondare in mezz’ora.

Probabilmente già allora teneva il nome pronto da un pezzo . I suoi genitori erano contadini fossilizzati e falliti : la sua fantasia non li aveva del resto mai accettati come genitori . La verità è che Jay Gatsby di West Egg, Long Island, era scaturito da una concezione platonica di sé stesso . Era un figlio di Dio -frase che, se vuol dire qualcosa, vuol dire proprio questo- e doveva continuare l’opera del padre mettendosi al servizio di una bellezza vistosa ,volgare,da prostituta. Così inventò con Jay Gatsby il tipo che poteva venir inventato da un diciassettenne e rimase fino alla fine fedele a questa concezione.

Per chi non conosce la storia , la vita di quel ragazzo del Middle West cambia quel

giorno in cui avvicinandosi alla barca del miliardario Cody e avvisandolo del pericolo

imminente viene da lui apprezzato , visto come un ragazzo promettente e tenuto a bordo

come tutto fare e infine come consigliere personale .

L'immagine racchiusa nella ghianda ,nel seme che ha scelto , si disvela , spinta

dal daimon ,chiama Gatsby a un'altra vita con un altro nome che lui aveva già pronto

per rimanere fedele alla concezione platonica scaturita da sè stesso . Cosa sia non

importa : bellezza vistosa , volgare , da prostituta . Ciò che importa è il riconoscimento

della chiamata. Gatsby intuisce il suo destino e le circostanze si presentano attirate

dalla sua visione.

 
2 dicembre 2011
Approfondimenti teoria della ghianda :
 l'idea dei talenti o vocazione che ci spingono a comporre l'immagine da noi scelta e a completarla delle parti mancanti .
 
 

Il discorso della vocazione , mi rendo sempre più conto , è veramente importante . La ricerca dei talenti è uno degli argomenti su cui insisteva molto il maestro Baba Bedi che fondò la scuola Aquariana e ideò il metodo della guarigione vibrazionale . A conferma della sua importanza vi racconterò ciò che ho potuto ascoltare in occasione di un corso sui fiori di Bach che ho tenuto presso l’UNITRE di Buttigliera .

Wild Oat è il fiore chiamato della “vocazione “e viene consigliato per chi oscilla da una attività all’altra , facendole tutte bene e con naturalezza ma senza mai approfondirne una in particolare . Questo può creare una insoddisfazione di fondo e una frustrazione perché in realtà non si è capito bene qual è il proprio talento più grande per la realizzazione del proprio progetto di vita . Con dolore ho ascoltato le storie di donne che sono giunte al proprio desiderio di espressione solo dopo una vita di doveri e obbedienze , di altre che ci sono arrivate per vie complicatissime e allo stremo delle forze o solo dopo diversi lavori insoddisfacenti . Ma l’accadimento che mi ha lasciata , come dire , che ha avuto il sapore del disvelamento di un segreto che è stato tale non solo per me ma soprattutto per l’interessata , è stata la scelta fatta col metodo della scelta spontanea ( cioè si passano le mani sui fiori e si lascia che siano la mano e l’intuito a scegliere senza l’intervento della razionalità ) di una signora di 85 anni . Lei ha scelto Wild Oat il fiore della vocazione . Una vita passata a lavorare in campagna , la guerra, la famiglia ed ora attiva accompagnatrice di gruppi nei boschi delle colline di Buttigliera e dintorni per osservare piante , fiori e trovare nuovi sentieri . Incredibile ! Alla ricerca di una vocazione a 85 anni … un desiderio inappagato di una vita ? e la cultura ? la nostra cultura dov’era per questa donna , per le donne ? e lei , farà in tempo ad acchiappare di sfuggita la sua vocazione , anche solo per un giorno ? e che nostalgia c’è in lei e nei suoi occhi per le occasioni perdute , per la sua vocazione che la chiamava vicino a sé e non veniva o non poteva essere ascoltata ?

 
 
20 aprile 2012

Teoria della ghianda

"A mon seul désir", sesto e ultimo arazzo della serie "La dama del Liocorno". Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Oggi si trovano all'Hotel De Cluny , Parigi.

Prima di incarnarci , racconta il mito , ci rechiamo a scegliere da una grande cesta , piena di semi uno diverso dall’altro , il nostro seme , la nostra ghianda . Immergiamo la mano e scegliamo con essa il nostro destino . Essa tiene racchiuso in sé un arazzo , un quadro , un’immagine che si disvelerà nel corso della nostra vita ; il compito del Daimon o nella nostra attuale cultura dell’Angelo è quello di non farci mai perdere di vista il nostro proposito e di ricordarci di completare il nostro quadro , anche se non ci piace , anche se abbiamo scelto un seme cattivo .

Qui di seguito un racconto tratto dal romanzo di Karen Blixen “Out of Africa “ che ci spiega in modo simile al mito, la teoria della ghianda :

LE STRADE DELLA VITA

Un uomo viveva in una casupola tonda con una finestra tonda e un

giardinetto a

triangolo. Non lontano da quella

casupola c’era uno stagno pieno di pesci .

Una notte l’uomo fu svegliato da un rumore tremendo e uscì di casa per vedere cosa fosse accaduto . E nel buio si diresse subito verso lo stagno.

Prima l’uomo corse verso sud , ma inciampò in un gran pietrone nel mezzo della strada ;poi, dopo pochi passi, cadde in un fosso; si levò;cadde in un altro fosso , si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi .

Allora capì di essersi sbagliato e rifece di corsa la strada verso nord. Ma ecco che gli parve di nuovo di sentire il rumore a sud e si buttò a correre in quella direzione . Prima inciampò in un grande pietrone nel bel mezzo della strada, poi dopo pochi passi , cadde in un fosso, si levò , cadde in un altro fosso, si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi. Il rumore ,ora lo avvertiva distintamente ,proveniva dall’argine dello stagno.

Si precipitò e vide che avevan fatto un grande buco , da cui usciva tutta l’acqua insieme ai pesci. Si mise subito al lavoro per tappare la falla, e solo quando ebbe finito se ne tornò a letto.

La mattina dipoi affacciandosi alla finestrella tonda , che vide ?

Una cicogna !

Son contenta –prosegue la Blixen-che mi abbiano raccontato questa fiaba. Al momento giusto mi sarà d’aiuto. L’avevano imbrogliato, l’ometto, e gli avevano messo tra i piedi tutti quegli ostacoli:” Quanto mi toccherà correre su e giù?” si sarà detto ,”che nottata di disdetta!” e si sarà chiesto il perché di tante tribolazioni: non lo poteva sapere davvero che quel perché era una cicogna. Ma con tutto ciò non perse mai di vista il suo proposito, non ci fu verso che cambiasse idea e se ne tornasse a casa , tenne duro fino in fondo. Ed ebbe la sua ricompensa: la mattina dopo vide la cicogna. Che bella risata si dovette fare .

Questo buco dove mi muovo appena, questa fossa buia in cui giaccio, è forse il tallone di un uccello ? Quando il disegno della mia vita sarà completo , vedrò, o altri vedranno una cicogna?

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