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Archivio :Persefone Speaking

8 giugno 2014

PERSEFONE SPEAKING (puntata 25, l’ultima)

 

E Ades ?

Il mio sposo è il più temuto di tutti nel Vostro mondo , lettori, il più dimenticato , il meno desiderato , il meno invocato tranne quando i tormenti della vita superano l’accettabilità , il più rimosso , trattato come se neanche esistesse la sua possibilità . Ricordiamoci però che non esiste nuova vita se non passa prima dalla morte.  Ades ,visto come oscuro e malevolo, crudele e ingannevole, re dei giorni scuri e della notte …io l’amo lo stesso.

 

 

Sonetto 88  all’amor per i plutonici, persone difficili  

 

 

Quando t’aggraderà tenermi in poco conto

 d’ esporre il mio merito all’occhio dello scorno,

al tuo fianco mi batterò contro me stesso

e ti dimostrerò virtuoso, anche se sarai spergiuro.

 Della mia debolezza meglio a conoscenza,

 a tuo favore posso deporre una storia

 di celate colpe, di cui mi sono macchiato,

 cosicché, nel perdere me, tu otterrai gran gloria;

 e anch’io ne ricaverò un guadagno,

 perché, volgendo a te ogni amorevole pensiero,

gli oltraggi che farò a me stesso,

 recando vantaggio a te, daranno a me doppio vantaggio.

 Tale è il mio amore, a te così appartengo,

che per il tuo diritto sopporterò ogni torto.

 

When thou shalt be disposed to set me light,
And place my merit in the eye of scorn,
Upon thy side against myself I'll fight,
And prove thee virtuous, though thou art forsworn.
With mine own weakness being best acquainted,
Upon thy part I can set down a story
Of faults conceal'd, wherein I am attainted,
That thou in losing me shalt win much glory:
And I by this will be a gainer too;
For bending all my loving thoughts on thee,
The injuries that to myself I do,
Doing thee vantage, double-vantage me.
Such is my love, to thee I so belong,
That for thy right myself will bear all wrong.

 

 

Sonetto 88  W. Skakespeare 

 

Considerazioni su Plutone:

la nostra ombra , come sappiamo riscoperta nei tempi moderni da Freud e Jung, fu  compresa dall’antichità attraverso il mito . Prese il volto di molte divinità (soprattutto femminili )e nel mito greco , per ultimo , divenne Ades o Plutone .

Il nostro vivere entra  in crisi quando facciamo  un’operazione di rimozione delle nostre parti oscure  , appunto l’ombra.

Il lavoro di comprensione di sé consiste nel recuperare questa parte di noi lasciata fuori dalla porta , perché non desiderabile , non corrispondente ai condizionamenti con i quali siamo cresciuti e temibile perché ne sentiamo tutto il fascino e il potere.

Lasciare fuori dalla porta qualcuno o qualcosa non fa che rafforzare il suo desiderio di entrare , e possibilmente dalla porta principale . Ades non fa che entrare con prepotenza e violenza proprio dalla porta principale , e lo vediamo nelle nostre vite personali (quando non c’è consapevolezza ) e nelle nostre società , sotto forma di violenza , guerre , perversione, male. Tutte le pulsioni in sé non sono né bene né male , lo diventano quando non sono trattate con intelligenza.

La pulsione ad uccidere , per esempio, può fare l’assassino nello stato più grezzo, ma poi può essere sublimata e trasformarsi nel cacciatore, nel macellaio , nel chirurgo ,sino ad arrivare nell’arte a esprimersi nello scultore . Ades può diventare arte potentemente espressa. (Un esempio illuminante è quello dello scorpione Picasso che a 80 anni dipingeva nudo , accostandosi alla tela con urla selvagge che liberavano le sue forze ctonie . Fu spiato così…)

Ades non può fare a meno di cercare , rapire e  possedere  Persefone ,il suo controcanto,  le forze della Vita  ,della terra fertile che dà frutto , le forze della Luce , del Giorno , di ciò che non conosce ombra , che è felice di amare tutto ciò che può abbracciare col suo sguardo e non più in là, in modo semplice e naturale.  

Persefone ama Ades di un amore incondizionato , quello descritto dal sonetto n. 88 da Skakespeare. Ed è proprio quello a salvarlo e a salvarci tutti .

 Allo stesso modo amare ciò che non ci piace di noi stessi , integrare la propria ombra , abbracciarla è un atto di amore capace di illuminarla e trasformarla. E’ un atto pacificatore, a patto di “non farlo più”, cioè di impegnarsi a non perseverare in atteggiamenti che fanno male a noi e agli altri ! Integrare le pulsioni di Plutone ci rende liberi e originali , capaci di rispondere alla realtà non in modo preconfezionato , ma in un modo sempre nuovo . L’azione “giusta “ è forse proprio quella che ci viene dall’aver saputo accogliere i suggerimenti  di Plutone in accordo con il nostro cuore e le nostre ragioni …chissà , quando saremo maestri in questo , saremo liberi da religioni , autorità politiche , inganni e illusioni  di ogni genere…

 


 Sguardo che non concede menzogne , rivela la possibilità di uomini e donne vere


4 giugno 2014

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 24)

 Villa Farnesina, Raffaello “Psiche “,

Qui offro l’urna contenente il segreto della bellezza a Psiche  , ma lei sembra temerla , rifiutarla, sapremo perché …

 

E’ tanto bella Psiche ma è così sprovveduta e sciocchina , fragile e paurosa le tocca per sorte di affrontare le prove più difficili , proprio lei la più piccina delle tre sorelle , la più desiderata , tanto da far innamorare di sé il più scaltro e infido di tutti gli dèi : Eros .

Eros con la pudica Psiche , nei primi tempi del loro amore

 

Tutti i nodi vengono al pettine . La mia storia prosegue con una rivincita inaspettata . Venere Afrodite la grande , la dea delle dee , venne da me per chiedermi il segreto di una bellezza che le mancava per rendere la sua completa. Lei, la dea che mi portò via Adone , che fece morire Euridice per i suoi capricci , che tormentò Psiche disperandola  , si piegò ai  piedi del nostro mondo  e inviò una fanciulla a chiedere il segreto delle bellezza che ignorava.

Sperava che la fanciulla si perdesse nella difficile impresa di raggiungere e penetrare l’oltretomba , cercava in tutti i modi di allontanarla da suo figlio …ah cosa non farebbero certe madri per tenere presso di sé per l’eternità i propri figli maschi  ! Si macchierebbero delle peggiori azioni , delle più basse manipolazioni  e macchinazioni per togliersi di mezzo queste minacce vaganti che sono le donne amate dai loro figli . Questa Psiche era adorata non solo dal figlio ma , affronto !, dagli esseri umani che celebravano a lei certi riti che spettavano a lei sola ! Insolenti ! Si sarebbe persa ,la piccina ,negli antri scuri della terra e se fosse mai tornata l’avrebbe arricchita dell’unico mistero che le sfuggiva e che rendeva Psiche così bella agli occhi di suo figlio.

Ma cosa può sfuggire a una dea ? Cos’ è questo segreto ?

Lo diedi a Psiche racchiuso in un cofanetto …

Psiche , come tutte le persone intelligenti , era curiosa e non resistette alla tentazione di aprire il cofanetto , nonostante il divieto imposto da Venere. Ne uscì una sostanza soporifera che causò alla fanciulla una petite mort . Svenne e rimase in questo stato di sogno per molto tempo finchè non arrivò a salvarla come un moderno principe Eros stesso , che impietosito la risvegliò con un bacio .

Psiche nel suo stato di sogno

 

 

Il segreto di Psiche che Venere non può possedere è Psiche stessa: è la sua fragilità, sono le sue illusioni, è la precarietà di un amore, è la morte che si porta via tutti gli attimi di delizia e di estasi di questo amore per cui tutto ,ogni attimo diventa così prezioso, così infinito nella coscienza che dovrà finire. E punge il cuore. E’ questa la bellezza che non ha Venere e che rende così graditi agli dèi gli esseri umani.  

E’ la morte il segreto .La morte quando sta così vicina all'amore. E non solo. Il segreto sono anche le immagini che compaiono nei nostri sogni , nelle nostre fantasie .E’ la suggestione dell’immagine dell’amato che compare in sogno a restituirci completa la sensazione dell’amore , spesso a pacificarci. E tutto questo Venere non lo sa, non lo conosce, è regno di Psiche.

Lo scambio non può avvenire ,e quindi nella favola di Eros e Psiche, il contenuto del cofanetto va perso con la sua apertura e Venere non avrà mai per sé né la profondità , né la suggestione ,né le immagini del sogno, né i rimpianti di Psiche .

Sono Persefone , sono regina della vita e della morte , sono la donatrice dei suggerimenti notturni e delle premonizioni che arrivano col vento, l’arbitro dei vostri incubi e dispensatrice delle loro soluzioni, creatrice delle immagini del sogno.  E  questa è la mia testimonianza .

 

Sonetto  43 di William Skakespeare , dedicato alla bellezza che viene da Persefone , la bellezza delle immagini del sogno:

Quando ho gli occhi chiusi essi vedon meglio,
di giorno infatti scorrono su cose senza merito;
ma quando dormo, in sogno essi ti guardano
e nel buio lucenti, son fari nel buio protesi.
E tu, la cui ombra rende brillanti l'ombre,
qual divina forma assumerebbe la tua ombra
al chiaro giorno con la tua luce ancor più chiara,
se a occhi chiusi la tua immagine è così lucente!
Come gli occhi miei, ripeto, si sentirebbero felici
ammirando te nello splendor del giorno
se nella morta notte la tua bella incerta ombra
nel sonno profondo è vita in occhi senza vista!
Finché non ti vedo ogni giorno è notte per vederti
e ogni notte giorno luminoso se mi appari in sogno.

 

When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright are bright in dark directed.
Then thou, whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow's form form happy show
To the clear day with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so!
How would, I say, mine eyes be blessed made
By looking on thee in the living day,
When in dead night thy fair imperfect shade
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay!
All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

 

 





2 giugno 2014

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 23)

Il racconto di Euridice

Fatta pace con il mio sposo mi sentivo serena e tranquilla abbastanza per proseguire nelle mie ricerche .Ah ! Dimenticavo di rispondere a tutti quelli che mi chiedono se abbiamo dei figli  , io e Ades : no, non ne abbiamo e non ci mancano , siamo genitori già di tutte le anime che ci raggiungono e che nei primi tempi si muovono e si guardano intorno  come neonati . Ce ne occupiamo e le aiutiamo a riorientarsi , a riconsiderare le loro esperienze passate ,e a rigenerarsi , mi sembra che sia sufficiente . Inoltre il mio spostarmi tra i mondi dona  fertilità, aiuta le donne a portare avanti la gravidanza , non c’è bisogno anche della mia .

Dicevo dunque, questo mondo è una fonte inesauribile di scoperte e di verità che il mondo superiore cerca di dimenticare o di occultare di modo che un’altra verità sia  plausibile e auspicabile. Mi spiego meglio . Noi , qui, sappiamo come si sono svolti i fatti grazie alle disinteressate testimonianze dei nostri ospiti . Nulla più li lega a paure , ritorsioni, speranze , rabbie . Solo la memoria è una sorta di consolazione di ciò che fu e successe per le anime trapassate a questo mondo , e quindi volentieri e con tutta la calma e l’attenzione da parte mia e degli altri ascoltatori (qui non c’è fretta) essi raccontano le loro vicende .

Incontrai Euridice , la donna tanto amata da Orfeo , e parlai a lungo con lei . Ascoltai la sua versione dei fatti e risi e piansi e mi commossi e soprattutto mi stupii ancora una volta nel constatare quanto dissimili siano le versioni dei fatti narrate qui da quelle raccontate lassù. Noi qui, ad esempio,  sappiamo chi uccise e progettò il rapimento e la morte di Aldo Moro , sappiamo altrettanto di John Fitgerald Kennedy e della giornalista russa Anna Politkovskaja e di tanti altri personaggi  su cui si è purtroppo molto mentito sulla terra . Ma torniamo alla nostra storia . Orfeo ,persa Euridice, non se ne fece una ragione e pensò di venirla  a reclamare qui da noi , fu uno dei pochissimi eletti ai quali Ades concesse  l’ingresso nel nostro regno prima della morte corporale. La storia è nota : ad Orfeo venne concesso di riportare Euridice al mondo superiore a patto che lungo il tragitto di ritorno non si voltasse mai indietro , nemmeno una volta. Lui , ritrovata Euridice , la condusse con sé ma si voltò e perse una seconda volta la sua sposa che ritornò  negli inferi.

Sempre mi rimase la curiosità di sapere come mai Orfeo si fosse voltato . Finalmente da Euridice seppi la verità . “Persi la vita a causa del morso di un serpente , ma non fu un incidente , non lo pestai inavvertitamente mentre cercavo di scappare da un uomo che mi voleva usare violenza . Il serpente era il mio stesso desiderio sessuale che volevo ignorare . Non volevo vedere né accettare di poter desiderare un uomo che non fosse Orfeo , il mio sposo . Certo amavo Orfeo , ma ci sono uomini che mi son piaciuti e che ho desiderato per me. Così quel pomeriggio d’agosto mi venne incontro questo pastore di greggi , bello e dai riccioli biondi , insieme ci avviammo alla fonte per rinfrescarci  e cominciammo a scherzare . Io gli dissi una poesia sul cielo e l’acqua, e lui mi rispose con una melodia suonata col suo flauto , poi io mi misi a cantare la poesia con la sua melodia .  Smettemmo e ci guardammo negli occhi . Fu al nostro bacio che la serpe si avvicinò   e morse la mia caviglia , istigata dall’invidiosa Venere che voleva il bel pastore per sé . Morii in questo modo ,con un bacio come ultima memoria rimasta negli occhi e nella bocca , un bacio di cui nessuno mai seppe. “  “Ma –protestai io – ti sei persa per un uomo che sicuramente cantava e suonava meno bene del tuo sposo ?” “Ah cara – mi rispose- il desiderio è anarchico , non gliene importa nulla delle tue belle supposizioni e mi sembra che lo sappia  bene anche tu ! E poi con il  pastore mi sono sentita gioiosa e naturale nel cantare e duettare in modo semplice , mentre con il mio sposo  non c’era mai spazio per me , non mi invitava mai a cantare con lui :tutto preso dalla sua arte mi dedicava le più belle romanze e trascurava di guardarmi negli occhi…sembrava volesse liberare dentro ognuno di noi il senso della bellezza e la commozione e ci riusciva !”

“ Arrivai qui da voi -proseguì Euridice-e presto , come sai , mi interessai a questo regno e sul mio cuore fece meno presa la lontananza da Orfeo . Il suo ricordo andò sbiadendosi dentro di me e l’ amore per lui  fu avvolto da un lungo sonno.

Un giorno con mio enorme sbalordimento lo vidi arrivare qui , e non capii , rimasi confusa : come era possibile ? Pensai che fosse morto anche lui eppure non era luminoso come tutti gli altri , sembrava sbiadito , addolorato e tanto stanco . Seppi che aveva affrontato ogni sorta di perigli per raggiungermi nel Tartaro e che era ancora nelle suo corpo mortale . Oh dèi , quale azzardo ! Presa da ammirazione , pietà ed entusiasmo lo seguii lungo la strada del ritorno come lui voleva che facessi . Solo che più camminavo e mi aggiravo per i luoghi che prossimi stanno alla terra di sopra , più mi veniva un sentimento di nausea , di repulsa , no ,non volevo proseguire . I miei piedi stessi sembravano torcersi all’indietro , ripiegarsi su sé stessi . L’amore di Orfeo per me era troppo grande perché io potessi corrisponderlo , troppo pieno di aspettative , di desideri , di progetti , di cose da dire e da fare perché io mi sentissi libera di seguirlo , così cominciai a rallentare il passo , ad esitare , fino a quando mi fermai del tutto . Orfeo si accorse che non lo stavo più seguendo , non sentiva più i miei passi , né il mio respirare , ma fiducioso tenne duro , non si voltò e proseguì il cammino . Quando gli fu evidente che  non lo raggiungevo , solo allora, si voltò e disperato pianse. Pianse tutte le lacrime che aveva e uscì, solo, alla luce del sole che più non gli interessava “

Questa è la storia vera di Euridice.

Antonio Canova ,museo Carrer , Venezia , Orfeo ed Euridice

Sembra davvero che Euridice dica a Orfeo     “Mi dispiace , non posso , non sono pronta”, Orfeo sembra capire in quel momento la  dura lezione :” Ah ! Come ho fatto a non capire prima ! inutile è stata la mia impresa” e il gesto esprime forse il senso di disperazione che viene dal tradimento delle attese .   Imparerà  a vivere senza Euridice .

Si incontreranno di nuovo quando  avranno fatto un lungo giro dell’anello , più forti entrambi nell’amore.

 







26 maggio 2014

 

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 22)

 

Prima di proseguire nel racconto vorrei soffermarmi a parlare di uno dei punti centrale del mito di Persefone e Ade . Il rapimento e lo stupro sono da intendersi a livello simbolico come una necessità della vita per andare avanti ed evolversi . Senza stupro e rapimento tenderemmo come persone a rimanere vergini per sempre , in uno stato di stupore e ingenuità che è peccato mortale quando si protrae nel tempo e non porta la fecondità del cambiamento. Come persone facciamo resistenza al cambiamento che il processo della vita vede giusto e necessario per noi  , vorremmo splendere sempre sotto lo stesso sole ignorando , come Persefone, l’esistenza di un altro sole. Ma la vita sa , la vita manda stupri e rapimenti,e quello che sembra il male è il nostro bene più alto.

 Anche la nostra civiltà è nel corso di un drammatico cambiamento , dall’era dei Pesci stiamo entrando nell’era dell’Aquario (senza C) , già ma come ? Ancora una volta c’è una drammatica resistenza al cambiamento proposto dall’Aquario . Il segno dei Pesci è rappresentato dal mito di Derceto , questa fanciulla rimasta incinta che rifiuta di vedere la realtà , rifiuta il suo stato di gravidanza e piuttosto che partorire e diventare madre preferisce buttarsi nei flutti del mare e lasciarsi annegare . Penso che siamo dentro un rifiuto simile a quello di Derceto , come società, e che ci stiamo attirando un gigantesco stupro di tipo Plutoniano –Uraniano affinchè avvenga questo passaggio verso una nuova era . Qualcuno dice che è sufficiente che l’1% della popolazione sia consapevole e metta in pratica il cambiamento perché si salvi dallo stupro l’intera umanità . Può darsi. Ma può darsi anche  che siano le ulteriori illusioni di una morente civiltà che rifiuta di assumersi le responsabilità individuali (Nettuno signore dei Pesci è simbolo di tutto ciò che è illusorio e ingannevole ) . Come sempre avranno ragione i fatti. Buona fortuna a tutti.



21 maggio 2014 , tempo di elezioni

Ho avuto sempre un certo ritegno a dichiararmi comunista , eppure lo sono , non per partito politico ,che non esiste, ma per ribellione interna , lo sono in modo imperfetto , anche molto imperfetto , ma ci credo e mi sforzo di esserlo . E credo che siano vere le parole dello storico Luciano Canfora , ospite della trasmissione dedicata a Carl Marx “Visionari “ e condotta da Corrado Augias, che rispondono alla domanda :”Il comunismo è fallito ?” in questo modo :”Spartaco durò tre anni , Robespierre qualche mese, l’Unione Sovietica 70 anni, questo vuol dire che il tempo delle trasformazioni è lunghissimo . Il capitalismo   comincia alla fine del secolo xv e si afferma pienamente nell’ottocento , secoli e secoli per avere un’egemonia completa, tentativi, passi avanti ,passi indietro, questi sono episodi di una storia lunghissima “

Augias :”Marx disegnando quel tipo di società andava contro quello che è l’istinto degli esseri umani di dire “Questo è mio “ “, risponde Canfora :” Quando nego l’istinto di dire “Questo è mio “ è un’utopia . Il presupposto di questa trasformazione è epocale. Noi sappiamo che la schiavitù era pensata come se fosse un fatto di natura (anche Aristotele dice che la schiavitù è un fatto di natura) . Oggi non lo pensiamo più , questo vuol dire che anche la natura umana , la mentalità si può trasformare . Pensiamo che possa succedere nell’arco di una vita ? Siamo pretenziosi. Sono portato  a pensare che anche se ci furono modificazioni importanti , altre ce ne saranno “.  


  Io sono comunista

Io sono comunista
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.

Io sono comunista
Perché soffro nel vedere le persone soffrire.

Io sono comunista
Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta.

Io sono comunista
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.

Io sono comunista
Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà.

Io sono comunista
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione.

Io sono comunista
Perché non credo in nessun dio.

Io sono comunista
Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore.

Io sono comunista
Perché credo negli esseri umani.

Io sono comunista
Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista.

Io sono comunista
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.

Io sono comunista
Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità.

Io sono comunista
Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri.

Io sono comunista
Perché sono contro il libero mercato.

Io sono comunista
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità.

Io sono comunista
Perché il popolo unito non sarà mai vinto.

Io sono comunista
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.

Io sono comunista
Perché amo la vita e lotto al suo fianco.

Io sono comunista
Perché troppe poche persone sono comuniste.

Io sono comunista
Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è.

Io sono comunista
Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo.

Io sono comunista
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.

Io sono comunista
Perché mi critico tutti i giorni.

Io sono comunista
Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini.

Io sono comunista
Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.

Io sono comunista
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.

Io sono comunista
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.

Nazim Hikmet

 

Nâzım Hikmet-Ran, (Salonicco, 20 novembre 1901Mosca, 3 giugno 1963), è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco.

Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico", è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna.

 

Link trasmissione “Visionari " su Carl Marx : http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-38e982e7-a1e6-411a-bb0b-4df308426836.html

 


19 maggio 2014

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 21)

Dal mio libro dei giorno vissuti con Adone , un’immagine che mi è particolarmente cara.

 

I miei giorni erano come un concerto al pianoforte di Mozart , scivolavano dalle tonalità maggiori alle minori con molta naturalezza e senza nostalgia, erano uno scorrere dolce e malinconico , ora che Adone non c’era più. Il mio alternarmi tra i soggiorni in mondi così diversi rendeva la mia vita insolita  e il distacco da Ades la cosa giusta per rigenerarmi .

 Mi successe un giorno di sentire delle urla invocare aiuto . Era una voce femminile , provenivano da una delle tante fonti del nostro regno . Accorsi alle acque e vidi il mio sposo tentare di rapire Menta , una ninfa particolarmente bella e seducente . La portò via e poi il silenzio . Sapete , Ades aveva questo vizio di rapire , lo aveva fatto con me e continuava a farlo con altre. Niente seduzioni , corteggiamenti , invocazioni ,attese , sospiri , fiori , gesti delicati , nulla . Impaziente era di possedere , ma non spiccio. Ti dava tutto il tempo di abituarti all’idea di essere sua . La seduzione avveniva solo dopo il rapimento . Senz’altro originale. Eppure il rapimento aveva il potere di risvegliare il desiderio e il fuoco  nelle persone timide ed esitanti. Sentirsi così potentemente desiderati lusingava qualcosa di sopito dentro qualsiasi ninfa , specie se la più nascosta  o elusiva , o dimentica di sé stessa.

Quella volta mi sentii presa di gelosia come non mai. Furente inseguii la coppia , la cercai e la trovai a palazzo , direttamente nel nostro letto nunziale.  La Ninfa, Menta era il suo nome,  si alzò e mi gettò in faccia che lei era preferita a me da Ades perché nelle arti amorose io non ci sapevo fare come lei ….e bla bla bla altre cose insopportabili di questo genere che ho immediatamente cancellato dalla mia mente e  che tentavano di sminuirmi .

Me ne andai via piangente e scura in volto attesi il momento di parlare con Ades.  Oh attesi , non ebbi fretta, anche quello l’avevo imparato stando in quel regno che in quel momento maledicevo . Avevo imparato che bastava aspettare lungo il fiume ed aspettare di vedere il cadavere del tuo nemico passare. Brutta cosa la gelosia.

Il giorno arrivò e fu sfuriata storica di cui ancora si ricordano gli abitanti di quel luogo. Cominciai io con tutte le mie rivendicazioni sulle ninfe di qua e le ninfe di là che lui andava a rapire nei boschi non appena voltavo gli occhi altrove . Non attese che finissi di parlare , perché diventò di occhi minacciosi e crudeli come non lo avevo mai visto . Tutta la gelosia che aveva dissimulato in tanti anni , nascondendosi dietro il suo super-controllo  venne alla luce , e fu un fiume di fuoco , un Flagetonte parlante. Urlò che io avevo avuto Adone per mesi e mesi di seguito e che l’avevo trascurato, e che cosa aveva questo Adone  che lui non avesse e che era un femminiello e neanche un maschio tutto d’un pezzo , e infine , dopo innominabili epiteti generosamente dedicati a me , mi disse che io ero sua per destino ero sua e basta e che lui non aveva desiderato altre che me come sposa perché ….mi amava .  Che fatica fanno gli uomini per dire “Ti amo “ . Era esaurito , svuotato e arreso . Mi avvicinai , lo accarezzai , seduto ai miei piedi . Si lasciò andare alle  mie tenerezze …l’amore dormiente si risvegliò tra noi, e più oltre non posso andare nel racconto ma  forse per la prima volta ci amammo in modo sincero. 

E Menta ? Distrattamente un pomeriggio mentre passeggiavo nei boschi , oh , pardon, la tramutai , avendola incontrata e riconosciuta, in una piantina inoffensiva e as-so-lu-ta-men-te anafrodisiaca : chi la toccherà si rinfrescherà la mente e a tutto penserà fuorchè al sesso…

Le ninfe delle acque sono delle abili seduttrici , qui con il giovane Ila

 

Poesia dedicata a tutti gli amori dormienti   

 “Sono stanca di stare bene per niente”

 

Sono stanca di stare bene per niente ,

preferisco stare male per te .

L’amore non è il toccasana dei mali ,

è il bene più bello del male supremo,

l’assegno in bianco dei dolori in attesa,

una speranza tradita in agguato,

lo sguardo malato di una bolla di sapone

che scoppia con te

 

Aldo Busi da “L’amore dormiente “

 




11 maggio 2014

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 20)

 

Eravamo  in tante ad essere paragonate a Venere per bellezza , sia tra le dee che tra le mortali , io ero una di queste . Ora vi racconto come mi capitò di avere per amante Adone ,sì , proprio lui , Adone il bello , Adone il sensuale , Adone il dolce , Adone l’effeminato.

Sapete ,Ades era un uomo di quelli spessi , che lasciano la traccia quando passano, un uomo di sentimenti estremi , era tanto in amore , tanto nell’ odio, tanto di tutto e , potete capire , mi capitò di  desiderare qualcosa di leggero , come un antipasto , un bignè alla panna , una gita in barca,  una passeggiata nel bosco a raccoglier  fiori . Fu così che ,generosa la vita ,in un giorno qualsiasi in cui mi annoiavo leggermente mi venne recato in dono da parte di Venere (a causa di certi suoi pasticci che aveva combinato e che cercava di rimediare ) un cofanetto . Lo aprii curiosa . Ne uscì fuori il giovane Adone . Oh! Me lo portai subito a palazzo e lo curai e nutrii come un figlio . Poi quando fu cresciuto abbastanza ne feci il mio amante . Com’era delizioso ! Così dolce e disponibile , non mi contrariava mai . Assecondava i miei desideri in modo spontaneo perché la sua natura stessa era priva della polemica , del giudizio , della malizia, dell’irascibilità . Era giovane e facile era istruirlo sui segreti e desideri delle donne . E lui non sembrava chiedere di meglio . La sua natura declinava al femminile e teneva traccia di mascolinità quel tanto che bastava per fargli sentire il fuoco dell’ardore . Che giorni sereni passammo , voluttuosi , leggeri , lascivi , indimenticabili.

Al risveglio di Adone  amavo impregnarmi del suo respiro .

 

 

 Ecco che però Venere lo venne a sapere e si presentò a me per reclamarlo per sé. Ah , l’impudente ! Questa dea che pensa che tutto le sia possibile perché regola la sola cosa che desideriamo subito dopo che ci siamo stancati di avere potere!

Venne a me –dicevo- vestita della sua famosa cintura che ,come sapete, rendeva chi la portava irresistibile in amore . Guardò Adone al mio fianco e cominciò distrattamente , mentre mi parlava , a fare arte di seduzione verso di lui . Ammiccava ,  sorrideva, gli strizzò persino l’occhiolino, come a dire noi –due -ci –vediamo-dopo. Io cominciai a perdere la calma , non volevo proprio rinunciare al mio giovane amante . Quindi risolutamente senza tante cerimonie invitai Venere ad andarsene nel suo regno , a pensare al suo sposo Efesto , le ricordai che lei un amante ce l’aveva già e di gran lusso , Marte, e che non le avrei mai ceduto Adone. Sapevo che non era finita lì , però intanto mi godevo ancora i miei giorni spensierati.

Venere andò a protestare da Giove e indovinate un po’ ? Giove si tirò indietro dal dirimere la questione e la delegò alla musa Calliope . L’avete già sentita questa storia , vero?  Giove in genere si defila , lui il re degli dei , non vuole noie , lui, ha già tanti fastidi  e poi ha già i suoi grattacapi per via delle fanciulle proibite che vuole sedurre . Poi c’è la moglie , sapete , e il solo discutere con lei lo esaurisce , poverino. Quindi toccò a Calliope. Venere era furibonda , sia per il mio rifiuto che per quello di Giove, si sentiva umiliata . Calliope ascoltò tutta la storia della vicenda e vide che entrambe avevamo uguali diritti ad avere Adone , Venere ne aveva diritto in quanto l’aveva salvato dalla morte  ed io , Persefone, ne avevo diritto perché anch’io l’avevo salvato liberandolo dal cofanetto e nutrendolo. In considerazione di questo Calliope stabilì perciò che il tempo di Adone fosse diviso in tre parti uguali: la prima parte  dell’anno era per me , la seconda  parte  per Venere e la  terza era concessa ad Adone stesso come vacanza e tempo libero , in modo che avesse l’opportunità di riposarsi e di rigenerarsi dalle dolci lotte amorose .  Che fatica questi compromessi ! Calliope riuscì a mettere d’accordo due dee e un ragazzo , però !

Guardate Venere come esauriva il mio Adone ! Ah con me no , era un’altra cosa (peggio , io lo esaurivo direttamente nell’anima )

 

Ma gli accordi sembrano essere fatti per essere trasgrediti , sapete… qui da noi non si è tanto corretti , sincerità e onestà sono rari anche da noi , non son di casa. D’altronde io avevo imparato molto bene la lezione direttamente dal mio sposo (sapete l’inganno del melograno ) ed ora sapevo come muovermi e cosa aspettarmi , e quando Venere  infranse il patto e si tenne Adone anche nel periodo della sua vacanza …io non protestai .

Lasciai il mio amante libero . Libero di scegliere se stare con me o prendersi il suo tempo derubato da Venere. Fu così che avvenne una cosa molto bella : il tempo che passavamo insieme perse il sapore dell’eternità  ,divenne   breve e rubato al destino , così lo sentivamo  entrambi, e quel tempo , breve , diventò grandissimo , cominciò a dilatarsi tanto lo vivevamo intensamente (questa era la lezione del regno di Ades ) e gioiosamente .  Lui ,quando sceglieva di venire da me ,lo faceva in libertà e con amore e desiderio , momenti più belli e leggeri non li vivemmo più in avanti con nessun altro . Fino a quando Marte , l’amante di Venere  , fu avvisato da qualche invidioso della presenza di  Adone.

A me fu risparmiato di vedere ucciso sotto i miei occhi il dolce Adone . E fu giusto così . Venere l’aveva preteso più di me e in modo diverso . Fu lei a vederlo morire tra le sue braccia , ferito profondamente nella carne  dalle zanne di  un cinghiale , che altri non era che una trasformazione di Marte , l’amante divenuto folle di gelosia .

Il mio sposo non mi diede mai un’umiliazione simile : non diede mai a vedere di curarsi e ingelosirsi dei miei amanti , e non avrebbe mai ucciso Adone.

Piansi per il tenero Adone  e tenni presso di me come il più prezioso dei doni ,il libro dei giorni vissuti insieme , inciso  nel grande archivio delle storie degli uomini (lui era figlio di mortali) che solo si trova nel nostro mondo .

 Adone trattenuto da  Venere, quasi un presentimento,  poco prima di venir ucciso da Marte .

Facevamo a gara a chi lo viziava di più : come potete vedere Venere portava sempre con sé , nei boschi,  i suoi cani che avevano il compito di stanare le prede e rendere più facile la caccia al nostro adorabile Adone .

 





7 maggio 2014

Dedicato al mese delle rose , questo mese come mi distrae , come mi incanta ...

Maggio. Na tavernella

 

Maggio.Na tavernella ncopp’ ‘Antignano: ‘addore
d’ ‘anèpeta nuvella;
‘o cane d’ ‘o trattore
c’abbaia: ‘o fusto ‘e vino
nnanz’ ‘a porta: ‘a gallina
ca strilla ‘o pulcino:
e n’aria fresca e ffina
ca vene ‘a copp’ ‘e monte
ca se mmesca c’ ‘o viento,
e a sti capille nfronte
nun fa truvà cchiù abbiento…


Stammo a na tavulella
tutte e dduie. Chiano chiano
s’allonga sta manella
e mm’accarezza ‘a mano…
Ma ‘o bbi’ ca dint’o ‘o piatto
se fa fredda ‘a frettata?…
Comme me so’ distratto!
Comme te si’ ncantata!…

 

Salvatore Di Giacomo, Na Tavernella


Una trattoriola (Traduzione di P. P. Pasolini)

Maggio. Una trattoriola
sopra ad Antignano: odore
di nepinella fresca;
il cane del trattore
che abbaia: la botte del vino
davanti alla porta:
la gallina che strilla al pulcino;
e un’aria fresca e fine
che viene da sopra il monte,
che si mischia col vento,
e a questi capelli in fronte
non lascia trovare pace…
Stiamo seduti a un tavolino
tutti e due.
Piano piano
s’allunga questa manina
e mi carezza la mano…
Ma lo vedi che dentro al piatto
si raffredda la frittata?…
Come mi son distratto!
Come ti sei incantata!..

 

 

Salvatore Di Giacomo (1860-1934) è stato un poeta , drammaturgo e saggista italiano .Numerosi i suoi componimenti in lingua napoletana , molti dei quali sono stati anche musicati.

Nepinella : ho trovato nepitella , tipo di mentuccia fresca.





4 maggio 2014


PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 19 )

 

I miei giorni sul trono


Lisa Morpurgo , astrologa (1923-1998)e scrittrice . Nel suo “Il convitato di pietra “ originalissimo trattato sull’astrologia e un nuovo modo di concepirla , ipotizza l’esistenza di un secondo zodiaco , specchio di quello che conosciamo. In questo zodiaco alternativo e adiacente al nostro, il domicilio del sole si trova nel segno del Capricorno e la sua esaltazione in Vergine. Potrebbe essere confermata la presenza del sole nell’elemento terra (Capricorno e Vergine sono segni di terra ) , e giustificato il domicilio del sole nel segno del Capricorno  dalla leggenda che narra che Saturno (signore del Capricorno nello zodiaco A) dopo aver perso la sua battaglia contro Giove , suo figlio , per il potere, fu da lui esiliato a governare nell’Isola dei beati , nel regno  di Ades  . Anche l’esaltazione del sole in Vergine sembra avere il suo significato , perché il mito di riferimento del segno della Vergine è proprio il mito di Persefone , regina della terra interiore e sposa di Ades .

Lo zodiaco B dunque sembrerebbe confermare l’esistenza di un sole interiore .

 

 

Anche Giuliana Conforto ,( Astrofisica , docente di meccanica classica e quantistica , conferenziera ) avanza l’ipotesi di un sole centrale dentro la terra nel suo libro “Baby Sun Revelation” , vedi sito

http://www.giulianaconforto.it/


 

I miei giorni sul trono non  erano giorni sul trono : da regina non  stavo mai  seduta , ero sempre in movimento ,  chiedevo di essere chiamata per vedere tutto , sapere tutto, aiutare a risolvere molte cose . Il mio sposo invece stava immobile al suo posto e vedeva tutto , sapeva tutto , risolveva tutto , ascoltava i racconti di tutti e rispondeva a tutte le domande che gli rivolgevano stando sul suo trono . Quindi non ci incrociavamo quasi mai . Per questo andavamo d’accordissimo e non c’erano conflitti d’interessi. Io chiedevo di essere chiamata soprattutto per le cose stupide o insolite o che sembravano essere di poco conto . Fu così che conobbi i pirati , i cercatori d’oro e i nani . Pirati , cercatori d’oro e nani erano tutti accumunati da una stessa sete e dalla stessa qualità : erano avidi e attaccati alle ricchezze . Tutti facevano la stessa cosa : scavavano . In questo modo , scavando e scavando arrivavano a bucare i nostri soffitti . Se ne sbucavano da noi con un’aria da allocchi , increduli di essere arrivati a tanto , e quando si accorgevano del luogo che avevano raggiunto scavando se non erano già morti dalla fatica o ammazzati da qualcuno che voleva arrivare prima di loro , morivano di paura e quindi in ogni caso da lì non ne uscivano più . Sembravano come quei pesci che si pigliano in mano da vivi che si dimenano ma non possono fare  niente di più . Dopo di che rimanevano pietrificati per il terrore ,perché sperando di accumulare  ricchezze proprio dall’inferno e dalla morte volevano fuggire e invece ci finivano in bocca dritti dritti per la strada più veloce senza nemmeno passare dal “Via “ , cioè dalla morte . Io arrivavo velocissima perché non volevo perdermi lo spettacolo di quegli stupidi sprovveduti . Mi facevo avvisare quando da qualche parte del regno si cominciava a sentire tum tum tum , battere con i picconi come da un luogo lontano e (quello davvero ) infernale . Noi sotto come dei bambini a ridacchiare e a battere le mani , dai dai ancore un colpo e ci siete !, li incoraggiavamo non sentiti . E quando si rovesciavano sotto tutti stravolti dalla loro avidità :”Sorpresa ! benvenuti nel mondo di Ades !” ah , ah chissà come ci vedevano ?! Come dei demoni o cani a tre teste , o come donne col corpo di uccello e la testa umana , o come tre donne con un occhio unico e un solo dente, le Parche . Io ero vista come la più orrenda e spaventevole di tutti e i poveretti se non erano ancora morti , morivano in quel momento . Come mi facevano ridere , ma che ridere e ridere , vedere i vivi morire di paura era motivo per me di grandissima ilarità . La paura… aaah la paura …!  Come ci fa sembrare  reali le illusioni , la paura , come deforma la realtà la paura ….aaah la paura ! Comunque finito il divertimento , non ci sembrava il caso di esagerare . Ci chinavamo su di loro , li schiaffeggiavamo un po’ per farli riavere ( tanto per non farci mancare un ultima possibilità di essere sadici ) e poi in qualche modo , anche se non era facile , cercavamo di spiegare loro due o tre cose : che erano morti ma erano vivi , che avevano perso tutto ma avevano ottenuto tutto , che finalmente avevano trovato l’oro che cercavano ma non  luccicava e non era in monete . Qualcuno capiva , altri no . Per i più duri di comprendonio c’erano delle classi speciali tenute dai Santi , con la S maiuscola , perché se c’è qualcuno di  santo su questa terra, questi si trova di sotto e sta cercando di far capire agli avidi (di ricchezza , di gloria , di fama , di possesso , di sesso e metteteci tutte le forme di avidità che vi vengono in mente ) chi sono . E’ così che molti santi sono diventati avidi :  non essendo riusciti in nessun modo ad aiutare gli avidi , hanno deciso di ritornare sulla terra esterna per compiere una esperienza da avidi per capire cosa vuol dire !

Quando proprio non riusciamo in nessun modo ad illuminare queste anime di pirati gli ridiamo un piccone in mano e gli diciamo di scavare lì, perché lì sotto c’è nascosto un tesoro e li lasciamo al loro destino.

A volte capitano incontri più eccitanti e meno noiosi ed è possibile incontrare le anime nobili del mondo esterno ancora in vita nel corpo fisico  . Ades concede pochissime volte questo privilegio ai vivi e solo dopo lunghe contrattazioni e scopi precisi . Ulisse fu una di queste anime nobili che potè visitare il nostro mondo per fare poi ritorno al suo mondo . Lui potè incontrare la madre e grande  fu la sua consolazione nel vederla felice  e ancora più grande fu la sua gioia nel poterlo raccontare agli altri . Ogni tanto dobbiamo dare una prova del nostro mondo per non lasciare l’umanità senza speranza e solo rarissimi o rarissime elette sono scelte per questo scopo. Conserviamo un libro nei nostri archivi di questi incontri e vi stupireste parecchio nel  vedere anche i vostri nomi  . Sì, anche voi venite a farci visita ma soltanto in sogno , mentre siete immersi nel sonno più profondo e al risveglio non ne conservate memoria, sapete il fiume Lete…. Per questo è importante un buon sonno , perché il sonno è il momento della rigenerazione non soltanto fisica ma anche spirituale . E’ il momento dei consigli e delle cose sussurrate che nella veglia fate fatica ad accettare o a cui preferite fare orgogliosa resistenza. Sono Persefone e tutti voi mi avete vista almeno una volta ! Naturalmente questo mondo è abitatissimo e tanti sono gli  amici e le amiche  che avete lasciato qui , è con loro che vi scambiate pareri  . La notte non a caso è consigliera !

Musicista al piano in cerca delle note da comporre . La notte è spesso un momento privilegiato per la composizione , il velo tra i mondi si fa più sottile e la comunicazione tra noi e voi si fa più possibile .

 

 






30 aprile 2014

 

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 18)

Sol Invictus


Che viaggio mai finito : tanti incontri , tanti personaggi , tanti cerchi di vita diversi , tante scale , quante scale ! Quanti passaggi difficili , quante salite e quante discese , quanti tunnel e labirinti ,  quante porte chiuse e senza serrature , quanti indovinelli , quesiti ed enigmi a cui rispondere e aperture improvvise di  cieli nuovi !

Quando pensavo che un mondo fosse finito ecco che pronto se ne svelava un altro …

 

Si raccontava che un incudine precipitasse per nove giorni e nove notti prima che giungesse al fondo degli Inferi … e non sapevano che quello non era altro che il primo foglietto di tanti strati  successivi , uno più profondo dell’altro.

Lo vidi . Anzi per tutto il tempo del mio viaggio ne sentii l’onda sonora richiamarmi . Era un canto leggero , sommesso , per niente invadente che chiamava il mio nome e al quale una parte di me rispondeva con un canto uguale e diverso . Mi lasciai guidare . Sentivo presente accanto a me , non so bene dirvi se l’ombra , il ricordo o la presenza invisibile e discreta di Ades , il mio sposo . Lo seppi poi dopo.

Era luce , né di qualità solare né lunare ma le racchiudeva entrambe , era suono , erano tutti i suoni ma sembrava li racchiudesse in una sola onda , erano parole , tutte le parole mai dette dall’umanità ma sembrava essere un solo pensiero né chiaro né scuro , era sentimento , tutto l’odio , tutto l’amore ma sembrava fonderli in un cerchio molto più vasto . Non sostenni a lungo la sua vista e svenni , sopraffatta da troppo calore e dolcezza .

Mi risvegliai –quanto tempo dopo ?- e  quando rividi Ades lo vidi nel suo vero aspetto . Il re di quel mondo non era nero . Neri erano i miei occhi . E quel mondo non era scuro . Scuro era il mio animo.

Ades mi prestò soccorso con rara sollecitudine e mi spiegò . Lui era il re del mondo illuminato dal Sol Invictus . Il sole non vinto dall’oscurità. Il vero Sole . Il Sole che non proietta ombre. Quello che vedevo nel mondo di Demetra , mia madre, era la sua debole ombra , la sua proiezione nel cielo esterno . Così pure tutte le stelle e i pianeti erano le proiezioni nei cieli esterni di ciò che era reale all’interno. Mi raccontò una delle sue meravigliose storie . Quando la dea della creazione finì di partorire l’umanità pensò dove poteva nascondere il bene più prezioso dell’uomo , di modo che lui non lo perdesse mai e nessuno potesse rubarglielo. Pensò e ripensò e poi decise : il bene più prezioso lo avrebbe messo dentro l’uomo , lì nessuno , nemmeno l’uomo stesso avrebbe mai pensato di cercare .

Seppi finalmente perché l’umanità si perdeva in tante ricerche esteriori : perché pensava che là fuori , altrove , in qualcun altro avrebbe trovato il bene più prezioso , mentre portava costantemente a spasso il suo tesoro ! Quale beffa e quale sorpresa scoprire dentro ciò che per tanto tempo avevo cercato fuori !

Un consigliere speciale che mi ha accompagnato lungo la ricerca interiore …

 




28 aprile 2014

PERSEFONE SPEAKING (PUNTATA 17 )


 Campi Elisi : anime raccolte in cerchio assorte nell’ascoltare i racconti delle vite vissute nel mondo superiore . Questi erano i momenti da me tra i più amati del mondo Infero : il tempo della narrazione.


Il fiume Lete mi parlò e mi disse che era la pietà il dono vero delle sue acque . Cancellava i ricordi della vita terrena alle anime che venivano traghettate nel nostro mondo . Quale atto di compassione! Tutti i ricordi più vivi venivano attenuati e avvolti di una luce soffusa , mentre quelli di  sofferenza rimossi e dimenticati . Solo in questo modo l’anima poteva ritemprarsi e rigenerarsi, solo in questo modo l’anima poteva riprendere fiducia e speranza e ritrovare  entusiasmi nuovi . Nel passaggio contrario , quando cioè le anime lasciavano il nostro mondo per fare ritorno al mondo della superficie ,il fiume si muoveva nuovamente a compassione e per dare slancio e uno sguardo limpido e nuovo alle cose della terra , toglieva il ricordo del dolce soggiorno , perché diversamente mai nessuna anima avrebbe desiderato ritornare in superficie .

Protestai debolmente : che scherzo è mai questo ? Che gioco è mai questo ? Un gioco di andata e ritorno ? Ma il Lete era anche questo : dimenticanza . Infido era . Lui stesso non ricordava nessuna delle migliaia di anime che lo avevano attraversato. Rimanevano impresse in lui  come ombre sul fondo. Non attesi risposte . Partii per un lungo viaggio di esplorazione dei tanti mondi racchiusi uno dentro l’altro di Ades .

 



27 aprile 2014 


PERSEFONE SPEAKING ( sedicesima puntata)

Ades montò sul suo carro , soddisfatto dell’accordo trovato , si avvolse nel suo mantello nero si accostò a me e mi rivolse un lungo sguardo che sembrava voler dire molte cose :  tenerezza , possesso, inquietudine mista a calma, mondi che si sarebbe svelati ai miei occhi nei suoi occhi. Sferzò i suoi possenti cavalli e in un lampo sparì alla mia vista.

 

Tornai nel mio letto di bambina ,nella casa materna, non feci in tempo a toccare il cuscino che  sprofondai in un lungo sonno rigeneratore.

Sognai . Vidi un cavallo rosso , selvaggio , montato a pelo e senza briglie da un uomo nudo . L’uomo cavalcava tenendo le braccia aperte , sicuro di sé, portava il cavallo verso il mare , sembrava gridare ,ebbro di gioia di vivere ,al cielo , al mare , al vento . Sullo sfondo vidi ergersi una grande roccia nera . Ebbi un brivido mentre sognavo : che cosa mi aspettava ? Era Dioniso ? Era Ades stesso che mi indicava un modo di essere che non avevo mai vissuto ?

Mi girai , cambiai sogno. Adesso vedevo delle acque  calme. Ma un vento che va rinforzandosi sempre più comincia ad agitare le acque che si increspano . Ed ecco ergersi dai fondali una mano paurosamente gigantesca che scrive sul mare il racconto di una nave affondata durante una tempesta …

Mi svegliai col batticuore : che cos’erano tutti quei sogni strani ? Avrei forse dovuto raccogliere , un giorno, tornando nel regno dei morti, tutte le testimonianze di vite e vite vissute , sofferte, amate e odiate ?

Mi riaddormentai e vidi di nuovo altre acque.

   

Questa volta sono  acque ferme , acque morte , acque stagnanti , erbe scure , paludose crescevano ai lati . Guardo meglio , mi accorgo che sono acque piene di vita , pullulano di vita , insetti , piccoli animali , uccelli , uova , nidi , rane , pesci pigri e lenti , pesci grandi , pesci piccoli . Guardo ancora meglio : sono io , vedo la mia immagine . E comincio a ricordare . Quelle sono le acque del fiume Lete . Il Lete toglie , il Lete da . I ricordi . Ho la vaga sensazione di sapere da sempre chi sono e di dimenticarlo ogni volta che sfioro le acque di quel fiume . Perché ?  Perché quel fiume , quelle acque  … fanno questo ?  ma io sono una dea – mi dico . Faccio uno sforzo enorme per tenerlo a mente , per non scordarlo più. Con uno sforzo ancora più grande decido di uscire subito dal sogno . Mi sveglio . E’ giunto il tempo di ritornare da Ades .

 








23 aprile 2014

PERSEFONE SPEAKING (quindicesima puntata)


Mentre  trascorrevo  i miei giorni novelli spensierati nel regno di mia madre  , a palazzo su nell’Olimpo si passavano  accese discussioni .  Demetra , Ecate , Zeus e Ades erano in trattative per trovare un accordo su chi mi avrebbe avuta e per quanto tempo. Demetra sosteneva che 9 almeno dovevano essere i mesi che io avrei dovuto trascorrere con lei , il tempo delle fioriture , della maturazione dei frutti , della raccolta , delle conserve  e delle nuove semine . Ades altrettanto ferocemente gridava che il diritto ad avermi ce l’aveva pure lui in quanto avevo fatalmente mangiato il frutto dei morti : il melograno! Zeus cercava un compromesso ondeggiando la testa verso l’uno e verso l’altra che pareva ridicolo e Ecate appoggiava ora Demetra ora Ades seminando più zizzania di prima, era la sua specialità. Poi si misero a discutere con quale attributo sarei stata oggetto di venerazione presso gli umani , Dea dei boschetti di pioppi bianchi o dea della rigenerazione ? Dea del frutto del melograno o dea della primavera ? Dea dell’autunno  e dei raccolti o dea pallida delle anime trapassate ?

  Ma io non mi curavo di ciò che sembrava passare sopra la mia testa come decisioni prese per me e senza il mio parere e il mio consenso: io la mia scelta l’avevo già fatta. Avevo voluto ardentemente Demetra come madre abbeverandomi alla sua sapienza  e altrettanto avevo desiderato quel mondo sconosciuto interiore mangiandone il frutto e accettandone il re  come sposo. 

Sarei stata l’unica dea a condividere due regni e due mondi . Mi nominai “La dea dei due mondi “ .  E così divenni la protagonista di tutte quelle fiabe in cui il dignitario di corte   risponde alla domanda del re   :”Ditemi , dignitario, chi è quella fanciulla ? Da dove viene ? Come si chiama ? Quanti anni ha ?  E’ così bella! E’ una visione , uno spirito o un essere umano ?” – “ Mio nobile sovrano , ella dice che appartiene a questo mondo  , ma non è di questo mondo “ .

Diventai la dea più misteriosa ed elusiva , quella che racchiude  i misteri e le risposte delle molte domande che tormentano i filosofi e gli scienziati e i poeti e gli innamorati . Avevo la possibilità di vedere ciò che ai più era negato o che era dato come ispirazione , come intuizione, lampo di genio, squarcio del velo di un momento.

Quindi mi levai dalle acque dove mi  ero immersa per un piacevole bagno e nuda , così com’ero, mi presentai all’Olimpo.

Zittirono tutti . Zeus si grattò la barba e ci fece un pensierino , aggrottò la fronte e poi guardò Demetra facendo spallucce , come a dire –io me ne lavo le mani – Ades poco ci mancò che mi rapisse una seconda volta e  trattenendosi   stette al suo posto evaporando leggermente dal capo una nebbiolina azzurrina e grigia, Ecate ridacchiò dell’antico potere del corpo femminile e mia  madre venne a coprirmi sennò avrei preso freddo e poi con tutta quella gente intorno non era il caso . Mi scostai un poco dalla madre e senza ferire i suoi sentimenti annunciai a tutti ,guardando negli occhi lei come la privilegiata, quale erano le mie volontà . Sollievo ! Furono tutti contenti . La pace era fatta . Il mondo sembrava salvo.

A me non sembrava di aver fatto granchè : avevo seguito il mio destino.

 







20 aprile 2014 , Pasqua , simbolo di morte e resurrezione , siamo in tema con il racconto

PERSEFONE SPEAKING ( quattordicesima puntata )

 

“Mammaaaa !”  Persefone scese dal cocchio , corse e si infilò nel seno della madre con un salto , come faceva da bambina . Ades osservava da lontano la scena . Madre e figlia si sciolsero in un lungo abbraccio fatto di lacrime e di sorrisi , quante cose avevano da raccontarsi e per quanto tempo erano state separate ! Si ritirarono in casa dove sul fuoco sobbolliva la buona minestra che tanto  era mancata alla fanciulla nel suo soggiorno infero. Non che mancassero le minestre presso Ades , ma quella fatta dalla mamma era  speciale . Tra fuoco , minestra e castagne arrostite le gote si fecero calde e rosse , il cuore si riscaldò e la lingua partì a ruota libera in lunghe narrazioni che divagavano di qua e di là a seconda dei salti e delle improvvise deviazioni che trovavano  entrambe lungo la strada dei ricordi. Come fu memorabile quella serata ! Quanta nostalgia avevano trattenuto nel cuore che non sapevano ! Passarono i giorni e quasi Persefone si  scordò di essere stata rapita e trasportata in un altro mondo , tanto era felice di essere ritornata ai suoi  prati e ai suoi boschi.

Eccomi di nuovo tra le care betulle


Mia madre ringiovanita e innamorata della vita dopo il mio ritorno

Con la rinnovata felicità di mia madre ,i bambini son tornati ad essere paffuti e…


Le mamme son tornate ad avere il seno ricco di latte

 

 





16 aprile 2014

PERSEFONE SPEAKING ( tredicesima puntata)


 

Ades congedato  Hermes stette a pensare , a lungo . Sapeva che Persefone aveva già assaggiato il cibo del suo regno , gli era stato riferito da uno dei suoi servitori. In seguito a ciò sarebbe stato in suo diritto di trattenerla nel suo regno. Sapeva della situazione  grave che si era creta sulla terra , con l’estinzione del genere umano si sarebbe estinto anche il suo regno . E sapeva della nostalgia che Persefone portava nel  cuore per la vita del regno di sopra e per la madre.

 Lui era il dio della Morte . Morì . Lui stesso morì ai suoi desideri , a quei desideri anche violenti che lo avevano portato a rapire , a sedurre , a trattenere , a possedere. Si risolse. In silenzio si presentò a lei , alto, avvolto nel suo mantello, col viso serio , pallido e affilato . Non le diede degli ordini , come era abituato a fare sempre e con tutti. Un tempo le avrebbe ordinato di salire sul suo cocchio e , senza una parola, l’avrebbe riportata dalla madre.

La fissò , rimase ancora in silenzio come per bere un ultima volta alla fonte di quella visione . Persefone rimase attonita a guardarlo , ne vide il dolore e la ferita , e ciò che pulsava in lui  vulnerabile e nascosto  , il re dei re , il re del mondo , il signore del Sol Invictus .

Intuì , sono libera –pensò- e si trattenne dal dimostrare tutta la sua gaiezza . Si fermò, ebbe  compassione del suo signore e della sua tristezza , e quando pensò alla madre si sorprese lei stessa dei suoi sentimenti : no, non sarebbe stata più come prima la sua vita ; i giorni passati in quel mondo erano stati i giorni più intensi e sconvolgenti eppure belli della sua vita . Non riusciva a immaginarsi lieta e spensierata come prima , ora che sapeva tante cose , ora che desiderava saperne , vederne e viverne  tante altre . Andare da sua madre le sembrava l’idea di una vacanza , di uno svago , di un piatto di riso in bianco dopo un sontuoso pranzo. Rimasero a guardarsi , in attesa di qualcosa . Prese la parola lei :”Mio signore avete l’aria afflitta , che cosa turba il vostro cuore ?” . Ades si decise a parlare :” Ti ho rapita contro la tua volontà,  ti ho trattenuta qui, ti ho tolto a tua madre ed ora il regno degli esseri umani sta soffrendo a causa del suo dolore , Persefone scegli , mi arrendo alla tua volontà , scegli cosa fare , poichè Zeus mi ha comandato di lasciarti andare ”.

Persefone rimase stupita , le era data una possibilità magnifica , poteva ritornare da sua madre , ai suoi poteri antichi , ai suoi prati , alle sue erbe e fiori . Non ebbe esitazioni , le si illuminò il viso e disse :” Sì, voglio ritornare da mia madre “ , Ades nascose la sua emozione , la vana speranza era rimasta accesa come succede agli umani anche in lui , perché di tutti gli dèi lui è quello che conosce più intimamente e  porta in sé più grandemente tutte le sfumature dei sentimenti umani . Le porse una mano , la aiutò a salire sul cocchio dorato e finemente lavorato ,e con un gesto deciso schioccò la frusta sul dorso di cavalli che filarono veloci verso il mondo dei prati verdi.

 

Sonetto 133  "Eppure lo farai..."

Ades ama in modo crudele e intenso e  subisce tutta la bellezza e il fascino del suo stesso modo di amare . Nel nostro racconto Ades si è trovato a un bivio e la sua scelta (morire ) è stata  dolorosa  .

Il sonetto 133 di W. Skakespeare sembra conoscere così bene la crudeltà dell’amore , sembra ispirato dai tormenti e dalle tortuosità scorpioniche -plutoniane

 

Beshrew that heart that makes my heart to groan
For that deep wound it gives my friend and me!
Is't not enough to torture me alone,
But slave to slavery my sweet'st friend must be?
Me from myself thy cruel eye hath taken,
And my next self thou harder hast engross'd:
Of him, myself, and thee, I am forsaken;
A torment thrice threefold thus to be cross'd.
Prison my heart in thy steel bosom's ward,
But then my friend's heart let my poor heart bail;
Whoe'er keeps me, let my heart be his guard;
Thou canst not then use rigor in my gaol:
And yet thou wilt; for I, being pent in thee,
Perforce am thine, and all that is in me.

 

Maledetto sia il cuore che  fa lamentare il mio

per la ferita profonda che al mio amico e a me infligge !

Non ti basta torturare me soltanto ,

ma schiavo della stessa schiavitù deve essere il dolcissimo mio amico ?

Me a me stesso il tuo crudele occhio ha tolto ,

e l’altro me stesso più duramente hai catturato :

da lui , da me e da te io sono abbandonato;

tre volte , triplice è il tormento di tale frustrazione .

Imprigiona il mio cuore nella cella del tuo ferrigno petto ,

ma poi lascia che esso riscatti il cuore del mio amico ;

Chiunque mi detenga il mio cuore sia di lui il custode,

tu allora non potrai usar rigore nella mia prigione ,

Eppure lo farai , perché essendo io rinchiuso in te

son per forza tuo , e tuo è tutto ciò che è in me

 

 







13 aprile 2014 , buon compleanno Sara , e a tutti gli arietini !


PERSEFONE SPEAKINK ( dodicesima puntata )

Mia madre ,-intanto che io passavo il mio tempo ad ascoltare storie meravigliose , diversissime , incredibili- , si ingarbugliava e trafficava per riuscire a saper dove fossi e come ottenere di riavermi . Queste madri ! Quando una madre si mette una cosa in testa non c’è niente che la possa fermare . Figurarsi poi se è una dea !

Demetra sul suo trono , si salvi chi può quando mammetta vuole una cosa .

 

Ancora a palazzo di re Celeo, Demetra cercò di rimediare alle morti provocate promettendo alla coppia reale che avrebbe coperto di doni Trittolemo ,uno dei tre figli rimasti. La regina rabbrividì : se i favori promessi finivano tutti al modo in cui erano finiti i primi ,chissà quale brutta fine avrebbe fatto anche Trittolemo ! Il suo destino invece doveva essere ben diverso , infatti il giovane insieme ai suoi fratelli era stato testimone del rapimento di Persefone , quel giorno in cui avevano deciso di portare le pecore proprio in quel prato che all’improvviso tremò , poi si squarciò e poi inghiottì la cara fanciulla trascinata dal suo rapitore . Trittolemo raccontò l’accaduto alla dea . Demetra guardò con occhi apprensivi e poi pieni di ira il ragazzo durante  suo racconto , infine  si distese : finalmente sapeva cos’era accaduto . Ringraziò il ragazzo , gli promise ancora che l’avrebbe ricoperto di doni (saranno i semi di grano , un aratro di legno e un cocchio trainato da serpenti per insegnare in tutto il mondo l’agricoltura) , salutò i reali ospitanti e volò via da Ecate . Insieme andarono da Elio, il dio del sole . “E’ vero , nostro caro, tu che tutto vedi perché tutto illumini , che Persefone fu rapita da un cocchio d’oro trainato da quattro  cavalli neri ? “ Elio mostrò loro un ‘immagine , una specie di video del mito greco si sgranò davanti ai loro occhi . Demetra così vide la scena del rapimento. “Ah ! Ades , vile ! Sei stato tu a rapire mia figlia !”.

Furibonda pensò che quasi sicuramente Zeus fosse connivente con il rapimento . Perciò frenò i suoi pensieri e pensò un modo per indurre i due potenti dèi a trattare con lei . “No, non mi recherò da Zeus , no. Me ne starò ancora un po’ in ozio , vagherò ancora per giorni sulla terra senza preoccuparmi di niente “ . In questo modo gli alberi continuarono a non dare frutti , le erbe a non crescere e la razza umana stava per estinguersi .

Zeus dall’alto dei cieli vedeva nero verso il basso , tutto coperto di lamentazioni , di tribolazioni e di morte , ma non osava mostrarsi a Demetra , ne temeva l’ira . Mmh che cuor di leone questo Zeus. Allora mandò Iride per trattare , ma Demetra la scacciò ; poi inviò un’intera delegazione di dèi carichi di doni , ma Demetra rifiutò di tornare sull’Olimpo e disse loro :”Dite al vostro padrone che io non tornerò all’Olimpo finchè non mi sarà restituita  Kore “.

La delegazione tornò mesta da Zeus , riferì e si sedettero tutti esausti : la pervicacia di Demetra era invincibile .

Allora Zeus si rivolse a Hermes , l’eletto tra i messaggeri e gli disse :”Vai da Ades e digli che se non restituisce Kore siamo tutti rovinati. Poi vai da Demetra e dille che potrà riavere sua figlia , purchè ella non abbia ancora mangiato il cibo dei morti “.

 Persefone mangia il melograno , cibo eletto dei morti .

 

 Ades accolse Hermes . Il sovrano ascoltò , poi si incupì . Non voleva perdere quella che riteneva la sua sposa. La pensò. Era bella , a parer suo anche più della stessa Venere. Possedeva un tipo di bellezza che la stessa Venere non conosceva , da quando era venuta a far parte del mondo infero.  Venere era voluttà , sensi, estetica , amor, bellezza, rendeva giustizia ai torti perché portava armonia in tutto ciò che toccava , ma le mancava qualcosa , lui lo sapeva . Un qualcosa che l’avrebbe costretta a rivolgersi a lei , alla sua Persefone , per rubarle il segreto di quella bellezza. Cosa ? Cos’era quel segreto ? Che cosa poteva mancare a Venere , la dea dell’Amore che l’altra possedesse ?

Per oggi basta . Il segreto comincerà a disvelarsi un poco alla volta man mano che ci starete vicini.






10 aprile 2014

PERSEFONE SPEAKINK (undicesima puntata )

Oh, cari ! Ben ritrovati !

Mentre la madre errava alla mia ricerca e passava il suo tempo ospite di questo re e quella regina , io sempre meno desideravo ritornare alla terra di sopra e sempre più mi affezionavo al nuovo mondo al quale mi sentivo di appartenere . Per non so quale simpatia o diritto (sarà che per lui ero la sua regina ?) , Ades mi permetteva di visitare ogni luogo che avessi voluto di quel mondo . Sembrava che non ci fossero pericoli. Strano –pensavo- nel mondo di sopra bisogna ben guardarsi sempre da qualcosa e qui no, ma perché ci hanno presentato questo mondo come indesiderabile , scuro , opaco e senza sangue ? Uff , i soliti pregiudizi ! Anche su nell’Olimpo si fanno due pesi e due misure . Ma poi cos’era questo Olimpo ? Quattro nuvolette bizzose che giravano sempre in tondo e tante feste , feste , sempre feste dove non succedeva mai niente di interessante . Si celebrava qualcosa  o qualcuno , gli si dava la medaglia , lo si rendeva immortale e fine della festa . Qui no , oh no, no , qui le feste erano un’altra cosa , non erano nemmeno feste , erano raduni informali , che avvenivano spontaneamente tra anime che si avvicinavano intorno al fuoco . Stavano in silenzio un po’ ,-nessuno si conosceva-, poi qualcuno cominciava a cantare una canzone prima piano , poi con più calore e commozione , altri accompagnavano la nenia , poi esaurita l'emozione del canto ,quando il silenzio calava di nuovo , qualcuno , ispirato, cominciava il suo racconto . Era il racconto di un’avventura , una delle tante che si possono vivere nel mondo di sopra , poteva essere una storia d’amore , la storia di un viaggio , di un’amicizia, di un incontro , di un’emozione , di una scoperta , la storia di come si era morti e si era trapassati lì , potete immaginare quante storie si possono raccogliere in questo mondo ? Migliaia , milioni , tante  storie per ogni anima e più storie intrecciate con il racconto di altri . Spesso succedeva infatti che qualcuno iniziasse un racconto ed un’altra anima lo proseguisse o dicesse cosa stesse succedendo nel mentre altrove . Era altamente affascinante e credo che gli scrittori , le poetesse, gli sceneggiatori di film , le autrici e autori di teatro venissero qui di notte , nei loro sogni della notte, a prendere ispirazione e idee per i loro soggetti . Quante volte ho smarrito il senso del tempo in questi cerchi di racconti , piangendo e ridendo all’ascolto di tante umane tragedie e commedie . Una delle cose che mi dava serenità era che chi raccontava , anche se stava raccontando una storia triste , la diceva  con partecipazione e distacco allo stesso tempo, l’anima non soffriva più.


La storia di Jennifer

La sofferenza dei bambini è vissuta in modo leggero e lascia tracce profonde

 

 Jennifer , mi chiamavo quando ero al mondo di sopra,- parlava un’anima ancora in aspetto di bimba-, e la mia  vita è finita in fondo a un pozzo che avevo 10 anni …. E la storia andava avanti …ricordo file interminabili di bottoni , ero nata sorda , e perciò la mia mamma alla quale davo solo disturbo per via dei miei pianti e della mia sordità , mi mise che avevo solo 4 anni a cucire in una grande sartoria interminabili file di bottoni da attaccare alle divise militari rosse dell’esercito inglese . Le mie mani erano troppo delicate per quelle stoffe così pesanti ed io mi pungevo sempre ! Piangevo anche sempre sia per il lavoro pesante al quale ero costretta, sia per la mancanza della mamma, allora  qualche donna ogni tanto mi prendeva in grembo ed io potevo sentire il  calore del suo corpo e mi chetavo. Poi mi parlavano con gesti scomposti come se io fossi scema , ma io capivo subito cosa volevano dirmi , bastava un sussurro. Un giorno , stanchi del mia incapacità a lavorare come avrebbero voluto da me , mi cambiarono mestiere  e mi misero ad accudire gli animali , cavalli, oche , conigli , galline . Dovevo dare loro da mangiare, per me era la felicità , perché amavo gli animali come tutti i bambini e finalmente nessuno più aveva da trattarmi in malo modo , solo mi davano un po’ poco da mangiare .

Così proseguiva la mia vita, mi alzavo di buon ora , pensavo agli animali ,li abbeveravo , li nutrivo  , li accarezzavo e poi mi prendevo un po' di pausa. Mangiavo un pasto al giorno e un poco di pane e latte la sera . Ma un giorno fu diverso dagli altri .  Vidi il pozzo, al quale mi recavo tutti i giorni per  prendere l’acqua e abbeverare gli animali, in un modo nuovo . Il pozzo …mi parve diventato magico , mi parve  parlasse al mio cuore e mi dicesse sussurrando :”Vieni a me , mia bella piccina , io sono il pozzo dei desideri e in fondo , giù giù in fondo troverai tutto ciò che desideri , perché io son un pozzo speciale, un pozzo magico! Vieni a me mia  bella piccina “ ed io –proseguì Jennifer – che più di tutto al mondo desideravo ritrovare la mia voce e poter cantare , cantare , cantare per sempre , gli dissi di sì . Rimasi incantata, di quell'incanto di cui sanno rimanere rapiti solo i bambini quando si racconta loro una storia . Ma io una storia non l'avevo mai sentita. E così, con il sorriso sulle labbra e la speranza nel petto  mi gettai giù nel pozzo . Finì in questo modo la mia vita.

Al termine del racconto , tutti rimanemmo in silenzio , a raccogliere  l’emozione . Tutti sapevamo cos’era accaduto in quell’istante di morte alla bimba, perché c’eravamo passati anche noi , in modo diverso (Le morti sono tante quante sono le vite e non ce n’è una che si ripeti , il mio stesso rapimento negli Inferi lo consideravo una morte) ma comunque sapevamo . Questa  consapevolezza e la condivisione  partecipata del racconto erano  sufficienti a consolare un’anima . Scoprii che la cura era data dall’ascolto vero e non da schiere di angeli che credevo fossero lì con pozioni magiche a ritemprar lo spirito . Macchè ! ma chi mette certe voci in giro nel mondo di sopra ? Gli angeli sono  le anime  capaci di ascoltare !

Un momento di ascolto e di confessione . Sono rari entrambi , tanto l’ascolto , quanto il raccontarsi sincero. Quando avviene c’è guarigione. Si chiama scambio.

 




8 aprile 2014

Per tutti gli amanti delle stelle : stasera eccezionale visibilità del pianeta rosso Marte ,in opposizione (il sole si trova  in Ariete , Marte è in Bilancia )  guardate ad est , è magnifico !



7 aprile 2014

Essendo divenuta dolce la Primavera in questi giorni , come preambolo al racconto inserisco il link di "Tendrement" cantata da Nicolai Ghedda accompagnato al pianoforte da Aldo Ciccolini , musica di Eric Satie. Amo molto la dolcezza ,l'ampiezza e la rotondità della voce di Ghedda . Buon ascolto. P.S.purtroppo le immagini che accompagnano la musica sono di una scelta che non condivido , ma è tutto quello che ho trovato...




PERSEFONE SPEAKING (decima puntata)


Viene una gran sete quando ci si accalora per le risate e il cuore si scioglie , quella sera davanti al caminetto le tre donne (Demetra , Giambe e Baubo ) strinsero tra di loro un patto di amicizia che dura ancora oggi . Così Baubo preparò un’orzata alla menta per rinferscarsi e la offrì a Demetra . Il piccolo Abante , il primogenito della coppia reale, che si era nascosto dietro una tenda ed aveva ascoltato tutti i racconti delle dee , osservando Demetra bere esclamò :” Oh “ ma come bevi avidamente !”  . Ah fatale fu per il piccolo tale esclamazione ! Demetra irritata si voltò e con lo sguardo trasformò il piccolo Abante in una lucertola ! Mai irritare le dee e dire cose sconvenienti !

Per rimediare la perdita di Abante  ,Demetra il giorno dopo promise ai genitori che avrebbe reso immortale Demofoonte , l’ultimo nato .

Quella notte stessa la dea si appartò in una stanza da sola e cominciò il suo rito con il bambino in braccio . Lo tenne alto sopra il fuoco per bruciare in lui tutto ciò che era mortale . Mentre si svolgeva il rito e l’incantesimo era al suo culmine, la regina madre entrò nella stanza –curiosa era , e in apprensione per il suo bambino- . Disastro ! Gli incantesimi non -si -in-ter-rom-po-no , gridò Demetra ! La conseguenza fu che il bambino morì all’istante .

Oh casa sventurata ! Perdeva due figli in poche ore !

Qui vorrei fare una piccola deviazione dal racconto . Ora che sono regina del mondo Infero e sono a conoscenza di tanti segreti , so che qui da noi ci sono delle stanze , della sale ampie e spaziose , quasi vuote e luminose , dove le anime che hanno soggiornato a lungo da noi e che generalmente non hanno più voglia di fare ritorno all’infelice  mondo di sopra , concordano insieme alle addette speciali per tale compito, la nuova vita che faranno sotto la luce della stella chiamata Sole . E’ tutto molto complesso e molte sono le sale che le anime attraversano prima di una incarnazione , comunque sia, le anime sono consigliate ma sempre libere di fare a modo loro e di scegliere la vita che più desiderano. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare …no non siamo dentro un film , ho visto davvero tante cose qui e purtroppo scegliere vite folli . Succede che certe anime nel corso del loro lungo camminare e peregrinare avanti e indietro da e per questo mondo siano colte da una specie di folle frenesia per  accorciare il processo , per  velocizzarlo. Cioè gli prende una grande ambizione , pensano di volersi trasformare in un nuovo Gesù  , con un atto di potente e alta trasmutazione chiedono di poter attraversare il fuoco per tentare , quasi fosse un colpo di mano, la propria definitiva liberazione dalle catene della materia . Ahia ! Cosa non ho visto ! Lucertole , mutazione genetiche non riuscite , folli che si credono Napoleone , bugiardi e ballisti cosmici, Vanna Marchi e sua figlia, mistificatori , venditori di biglietti per salire sulle astronavi , falsi visionari, falsi profeti, venditori di fumo, affabulatori dalle false promesse , nero di seppia spruzzato negli occhi dei creduloni, fughe rocambolesche ecc.ecc. Questo quando andava bene. Corpi deformi, menti smarrite e perse nel buio quando andava peggio. Cos’era tutto questo ?

Il fuoco non aveva bruciato tutto ciò che era mortale , l’incantesimo era rimasto incompleto .

Noi greci abbiamo sempre saputo di cosa si trattava . Si trattava di arroganza . Si trattava della mancanza del senso del limite. Si trattava di mancanza di umiltà . Di sapere dire “Fin qui ci arrivo , oltre non mi sento “ . Si trattava di mancanza di pazienza e saggezza . La saggezza sa che c’è un tempo per ogni cosa , sa che i frutti cadono dall’albero quando sono maturi .

Il povero Demofoonte era una di questa anime impazienti . Adesso si trova in una incarnazione dove, priva di ogni ambizione, sta imparando lezioni importanti facendo l’operaio.

Ricamare : un obbligo per le donne di un tempo , per me fu una passione del tempo perduto e ritrovato, un modo di meditare perfetto , un punto dopo l’altro che crea con una precisione  e una pazienza rare un disegno meraviglioso , una decorazione deliziosa .

Le mani di fata della donne sono sempre state il fare prezioso dell’anima che si ritrova . Per me una lezione importante  : un tempo di purificazione.

 







1 aprile 2014

PERSEFONE SPEAKING ( nona puntata)


 Antica terracotta rappresentante la dea Baubo


Baubo e Demetra


I racconti sporcaccioni

E così l’incredibile divenne realtà : Giambe e Baubo riuscirono a far ridere Demetra. E che cosa può far ridere le donne , anche le più demoralizzate se non un buon racconto dove a farci ridere son gli uomini e ciò che parla per  loro tra le gambe  ?

http://www.youtube.com/watch?v=06VBdrxv0gc

Solo tre minuti

Alfie (Anthony Hopkins) ha lasciato la moglie perché dice di essersi innamorato di un’altra. In realtà sulla soglia della vecchiaia vuole dimostrare a sé stesso di essere ancora macho e si sceglie una giovane bella ,sciocchina e senza scrupoli che tende a scroccargli molti costosi regali e pretende da lui una vita lussuosa . Al momento di rivelare tutta la sua potenza sessuale si apparta un attimo in bagno e…vedi il video .  http://www.youtube.com/watch?v=06VBdrxv0gc

Deluso dalla relazione pensa di ritornare dalla moglie come se nulla fosse avvenuto , sicuro com’è del suo ascendente su una donna povera e vecchia  , si presenta con la sicurezza di chi sarà ricevuto e ripreso in casa a braccia aperte . La donna intanto , che non ha mai perso una certa ingenuità e un certo candore trova la sua anima gemella in un tranquillo signore , un po’ pacioccone , poetico e invaghito della teoria dell’incarnazione come lei . Passeggiano insieme nel parco scoprendo gli stessi interessi e gli stessi entusiasmi ,distratti entrambi si  perdono nel verde continuando  a parlarsi. Quando il marito si ripresenta a lei e le fa la proposta di ritornare a vivere insieme … orrore! lei , scuote il capo e gentilmente dice :”NO , grazie , anche no “ con gran costernazione di lui …

Questo è il racconto ,ma Demetra non si fermava più dalle risate a immaginare lui che impaziente guardava l’orologio per sentire l’effetto della pillola magica … lacrime di ilarità la colsero ancora di più al racconto successivo

Fu Baubo questa volta  a raccontare ,ma prima si era trasformata in una graziosa e minuta ballerina senza testa , i capezzoli erano i suoi occhi  e la vagina la sua bocca .  Con questa amabile bocca prese a parlare . Sapete fu veramente curativa Baubo per Demetra perché la trasse fuori dalla sua depressione e le fece ritrovare la forza per continuare le ricerche di sua figlia . Ma c’è un altro segreto che non sapete : noi donne a volta troviamo un pretesto per allontanare un po’ gli uomini in modo da rimanere da sole tra di noi . Certo ,l’energia maschile è bella , addirittura sontuosa , grandiosa. Ma talvolta è come mangiare troppi cioccolatini .Per qualche giorno vorremmo stare da sole o in compagnia di sole donne, è come mangiare del riso in bianco o bere solo del brodo leggero per ripulire il palato . Di tanto in tanto dobbiamo farlo. E poi un po’ di oscenità aiuta a vincere la melanconia e a riattizzare il fuoco che c’è in noi . Così parlò Baubo con la vagina:

Dick il Lupo delle  Praterie

Questa storia fu raccontata a Baubo da una coppia di anziani che vivevano in una roulotte al limitare di un bosco , lei era simpatica e graziosa ma con il volto rovinato , una volta in una rissa di bar le avevano rotto i denti con un pugno , e lui si presentava grasso con un cappello unto  sempre in testa anche per andare al cesso . Dopo aver litigato per un po’ tra loro due perché lui diceva che non era il caso di raccontare a Baubo la storiella e lei insisteva invece a dire che “Sì , io gliela racconterò !” , finalmente Willowdean (questo era il nome di lei ) cominciò il suo racconto .

C’era una volta Dick il Lupo delle Praterie , ed era la creatura più affascinante e più stupida nel contempo che uno possa mai sperare di incontrare . Aveva sempre fame di qualcosa e sempre giocava qualche tiro a qualcuno per ottenere quello che voleva , e il resto del tempo dormiva.

Un bel giorno , mentre Dick il Lupo delle Praterie dormiva, il suo pene si stufò proprio e decise di abbandonare Dick e vivere un’avventura per conto suo. Così il pene si staccò da Dick il Lupo delle Praterie e si avviò per la sua strada. Più che altro andava saltellando , perché aveva una gamba sola.

Saltellando saltellando se ne andava tutto contento e dalla strada saltò nel bosco dove –oh no !- finì dritto in un mucchio di aghi di pino pungenti . “Ahi !” urlò “Ahiii!” strillò ”Aiuto, aiuto !”.

Tutte quelle urla risvegliarono Dick il Lupo delle Praterie , e quando abbassò la mano per rallegrarsi con la solita manovra, quello non c’era più! Dick il Lupo delle Praterie corse giù per la strada tenendosi tra le gambe , e alla fine arrivò dov’era il suo pene , nel peggior stato che possiate immaginare . Delicatamente Dick sollevò il suo avventuroso pene dagli aghi , lo accarezzò , lo blandì e lo rimise al posto giusto.

Fine della storia . Ma vi pare ?

Willowdean allontanò con una scusa il vecchio marito e disse a Baubo “ E la morale della storia ? Non la vuoi sapere la morale della storia eh ?” con una strizzatina d’occhio. In quel momento la ridarola si impossessò di Willowdean , cominciò prima con qualche risatina soffocata , poi sghignazzò, poi esplose in una sonora risata e rise tanto a lungo che le vennero le lacrime agli occhi e le ci vollero un paio di minuti per dire queste due frasi , ripetendo ogni parola due o tre volte tra un sussulto e l’altro.

“La morale è che quegli aghi , anche quando Dick li ebbe tolti, continuarono a pungergli il coso , da diventar matti. Ecco perché gli uomini quando scivolano contro le donne , si strofinano con quello sguardo negli occhi che dice “Ho un tal prurito !” . Sai , quel cazzo universale prude sempre da quella prima volta che è scappato via “ .

Demetra anche aveva le lacrime agli occhi a sentire il racconto riportato da Baubo ,ma questa volta per il gran ridere   e ripensava a Giove il barbuto , il possente che nudo sembrava un quarto di bue ,e al suo sguardo , sì sì era proprio lo sguardo del prurito quella volta che la mise  incinta della sua bella Kore !  

 

 

Quella volta Dick , l’uomo più affasciante e  stupido al contempo delle praterie , abbassando la mano per la solita manovra del mattino, non trovò più il suo pene .

 (il racconto di Dick è tratto da "Donne che corrono coi lupi ")







31 marzo 2014

PERSEFONE SPEAKING (ottava puntata)



Mia madre dopo aver vagato per  valli e pianure e dopo aver bussato a tutte le porte del suo regno ,  esausta si fermò , si appoggiò a un albero , guardò ancora una volta lontano e crollò : non aveva più speranza di ritrovarmi .

Era il decimo giorno della mia ricerca.

 

Ecate  

Sempre provvida viene una man dal cielo , anche quando si crede di aver perso tutte le speranze . Al decimo giorno mia madre incontrò Ecate . La dea infera e notturna . Il nome e il potere di Ecate spaventano tutti  ma non certo una dea come mia madre .

Dunque al decimo giorno mia madre incontra Ecate lungo la strada ad un trivio . Era lì ferma ad aspettarla. Dicono che sia orrenda provvista di tre teste , una di leone , una di cane e una di giumenta ma non è vero perché in quel modo la vedono soltanto gli assassini e i traditori cioè coloro che distruggono la vita  la vedono nella sua forma paurosa e distruttrice , mentre mia madre la vide nella sua forma modesta cioè come una vecchina vestita di nero con il fazzoletto in testa e un po’ curva . Nelle sue origini lei fu la dea creatrice e regina incontrastata del regno del cielo , della terra e del Tartaro (il regno dei morti ) , poi arrivò Zeus e lei si ritirò nei regni della terra interiore , le fu lasciato un solo potere nel regno di superficie : poteva concedere a qualsiasi mortale ciò che desiderasse (!).

“L’ho sentita gridare terrorizzata , chiedeva aiuto , aiuto , ma è subito scomparsa “  le riferì la vecchia ( in realtà lei era quell’ombra che Kore vide poco prima di essere rapita , Ecate assume le forme vaghe del presagio e del presentimento per avvisare di un pericolo imminente ).  Aaaah dolore ! Questa informazione non aiutò affatto Demetra a sentirsi meglio , anzi , ancora più abbattuta continuò con aria sfatta il suo cammino.

Demetra vagava e vagava , e la terra rabbrividiva sempre più e si inaridiva e si scuoteva spaccandosi sotto i raggi del sole troppo forti per lei …ma….

Le Dee Giambe e Baubo

Decise di fermarsi a Eleusi da amici , dal Re Celeo e sua moglie la Regina Metanira per trovare un po’ di conforto. Mmh sempre pericoloso ,gente ,ospitare una dea ,diciamo  impegnativo e sentite cosa successe in quel palazzo . Oh non parve vero ai regnanti di poter ospitare una dea e perciò le chiesero subito un favore : “Potresti fare da balia al nostro ultimo nato Demofoonte ? Sarebbe un onore per noi “ . Intanto Giambe che era l’unica figlia femmina e zoppa , siccome eccelleva nella poesia e nei racconti , per  arguzia e intelligenza , trovò il modo insieme alla sua vecchia balia Baubo di far ridere Demetra . Come ? ve la racconterò nella prossima puntata , per oggi non vi basta ?

 




28 marzo 2014

PERSEFONE SPEAKING (settima puntata)

Passavano i giorni e  mi venne voglia di ritornare da mia madre e al mondo di sopra da dove provenivo . Quindi una sera chiesi a Ades di lasciarmi andare , chè per me era arrivato il tempo di ritornare da mia madre Demetra . Lui si rabbuiò tutto , sperava forse che l’incanto della sua seduzione e del suo fascino potessero essere più forti di tutto ? Oh che presuntuoso ! Io insistei e ripetei il mio proposito e cioè che il giorno dopo me ne sarei partita per ritornare a casa . Presente lì vicino a noi c’era l’omino ,quello che incontrai per primo all’arrivo, che si avvicinò a Ades e gli bisbigliò qualcosa all’orecchio . Vidi il suo volto illuminarsi sinistramente , poi guardarmi con beffarda sicurezza e dirmi :”No, cara non puoi “ E perché mai ?- gli dissi – chi sei mai per impedire la mia libertà ? “Dimmi , cara, (e quel suo “cara” detto così cominciava a innervosirmi ) hai per caso mangiato i frutti del melograno ? “ Sì-risposi- ma non vedo cosa c’entri , “C’entra , c’entra , cara, chi mangia il frutto del mio regno , il melograno, non può più essere libero di ritornare al mondo superiore ; questa è la regola del mio mondo !” Si girò e senza tanti complimenti si allontanò da me .


Ecco il momento in cui mi appresto ad assaggiare il frutto rosso , il melograno, che mi costringerà a rimanere nel mondo infero . In realtà non sapevo che molto avrei imparato da quel frutto :i segreti e la visione di ciò che non è subito ovvio !

 

 

Rimasi muta , impotente , furibonda , arrabbiata a imprecare contro di lui e contro la mia sventura . Appena calmai un poco la mia rabbia , divenni acutamente percettiva (sapete , erano le abilità che stavo acquisendo nel mio soggiorno in quel mondo ) chiamai con il mio cuore e la mia mente mia madre e la vidi . Vidi quello che stava facendo in quel momento . Ora dovete sapere che mia madre , Demetra, quando si accorse che ero sparita ,senza più mie  notizie  e senza sapere dove fossi , cominciò la sua ricerca disperata. Per nove giorni e nove notti vagò invocando il mio nome e più gridava il mio nome più tutto intorno taceva senza darle risposta . Bussava a tutte le porte con il volto sempre più triste e sofferente e chiedeva :”Avete visto Kore , la mia bambina , la fanciulla che cantava e coglieva fiori nei campi ?” . La risposta era sempre :”No , nostra signora e Dea della fertilità e del grano , non abbiamo visto vostra figlia , ma davvero se dovessimo scorgerla ci faremmo premura di avvisarvi subito !” . In questo modo , in questa ansia continua visse Demetra per nove giorni e nove notti . In questo tempo , il tempo di una gravidanza (in realtà furono nove  mesi , non nove giorni )  tutto ciò che cresceva nei campi e nei boschi smise di crescere ; tutto cominciò a seccarsi perché non cadeva neanche più la pioggia , gli animali cominciarono a dimagrire e poi ammalarsi , e le donne divennero sterili …insomma una catastrofe ! Senza il sorriso di

Demetra  tutta la vita sulla terra stava per morire .


Effetti dell’abbandono di Demetra : è evidente che nei vostri tempi  mia madre sia molto poco rispettata e così pure le donne in genere:  c’è molta siccità ,con  fame conseguente, oppure c’è il suo contrario  violente alluvioni e allagamenti ovunque , con distruzione e miseria . Bravi ! E’ perché siete diventati aridi nel cuore oppure alluvionati emozionali ! Imparate di nuovo a rispettare ed amare mia madre o sarà la vostra estinzione e follia !

 

 






25 marzo 2014

PERSEFONE SPEAKING (sesta puntata)

 

Da quei giorni il mio nome si mutò in Persefone . Il mio stato era cambiato , la mia vita mutata profondamente e la vita di Kore , la fanciulla che non si sarebbe mai sposata , era finita per sempre.

Passai momenti di profondo sconforto : quello era l’amore allora ? quello che tutti cantavano e declamavano nelle loro poesie e canzoni e che tutte le fanciulle speravano nei loro sogni ? cos’era dunque l’amore ? Rapimento , violenza , stupro , solitudine , separazione ? Allora io odio questo amore ,- pensavo- e nessuno mai lo potrà strappare dal mio cuore !


 

Ma Ades dopo il rapimento in verità non fece mai nulla che potesse contrariarmi

Non rimasi a lungo una vergine intoccabile una volta rapita.

Una sera Ades si presentò nella residenza dove mi aveva fatta stabilire , con tutti gli agi e le comodità e gli splendori che una ricca dimora poteva offrire . Magnifico era nel suo portamento e fiero nel volto , scintille scoccavano dai suoi occhi parlanti . Cercava di dominare i suoi impulsi e mi fece accomodare accanto a sé . Accese il fuoco di un caminetto e cominciò a parlare ... a parlare di tutto , del suo mondo , di ciò che solo lui aveva visto e di quanti racconti lui avevi depositati nella sua memoria : erano le testimonianze di tutte le vite delle Anime che arrivavano da lui  . Lui possedeva archivi straordinari di tutto ciò che era successo sulla terra dalla sua fondazione ai tempi attuali . Intanto il  grosso granato che portava al dito anulare brillava di un rosso cupo  alla luce del fuoco e io rimanevo magnetizzata alla sua vista e dai  racconti . La sua voce si fece più bassa e leggermente roca ,mi chiese come mi trovavo nel suo regno , ed io dovetti ammettere che , se non fosse stato per la nostalgia che provavo  per mia madre , mi trovavo a mio agio ogni giorno che passava , non solo ma la curiosità mi stimolava ogni giorno di più a rimanere laggiù per scoprire i segreti di quel vasto mondo . Cominciò ad accarezzarmi ed io non mi ritrassi perché buona era la sua mano , calorosa e troppo lungo il tempo che avevo passato senza il conforto di un’altra anima accanto . Per quella sera non andammo più oltre nella nostra conoscenza . Io so solo che da quella sera desiderai il suo ritorno con sempre più ardore e speranza sino a quando fui certa che non avrei voluto altro amore che quello . Giacemmo molte volte a letto insieme e niente fu più dolce e riparatore dell’antico spavento delle sue carezze e nulla più passionale dei nostri amplessi  . Di più non posso dire .

 





17 marzo 2014

E' arrivata la Primavera !

Le persone spuntano come primule intorno al lago e le coppie innamorate di tutte le età profumano  l'aria ....


Per salutare la Primavera ho scelto "La fille aux cheveux de lin " De Claude Debussy , in una versione di Lang Lang prima e di Arturo Benedetti Michelangeli  dopo , buon ascolto e buona Primavera !

Video di YouTube




Video di YouTube




14 marzo 2014

Questa tragedia non può vederci passivi (Ucraina )


Raccolgo l’invito di Giulietto Chiesa e diffondo la controinformazione . Come dice lui :buona fortuna a tutti . Sito : http://www.alternativa-politica.it/


Ecco gli articoli

 

 

Crisi in Ucraina – Un commento di Giulietto Chiesa

ALTERNATIVA 23 febbraio 2014.

A proposito della ormai evidente eversione in atto in Ucraina stiamo assistendo a una delle più vergognose falsificazioni dell’intera storia dei mass media occidentali. Falsificazioni che i media italiani riproducono docilmente. E’ un misto ripugnante di censura (delle immagini), di falsificazione (ove si presentano gli aggressori armati come le vittime), di deformazione dei fatti e delle situazioni (dove si presenta il cosiddetto popolo di Maidan come se fosse l’intero popolo ucraino). E si potrebbe continuare a lungo in un elenco di rivoltanti doppi standard di giudizio.
E’ ormai evidente che l’Europa e gli Stati Uniti perseguono lo scopo di attuare un vero e proprio colpo di stato violento. Lo fanno attraverso l’azione eversiva di squadre armate in cui estremisti nazionalisti, fascisti e nazisti emergono come le vere forze guida della rivolta.
Le visite a Kiev dei dirigenti occidentali, che addirittura arrivano nella capitale ucraina su invito delle opposizioni, sono la prova dell’ingerenza esterna. Che in realtà è cominciata mesi prima dello scontro armato. Le capitali occidentali minacciano di ritorsioni il presidente Yanukovic se non dichiarerà la resa. Il tutto in una davvero impressionante baraonda di distorsioni, dalle quali emerge chiara una sola intenzione: imputare tutta la responsabilità del disastro e del sangue al governo e, sullo sfondo, accusare la Russia di avere esercitato pressioni di ogni sorta per “trattenere” l’Ucraina nella sua orbita. Anche questo è un fantastico – per imbecillità – rovesciamento del bianco nel nero. Assistiamo a un’ondata di russofobia e di fanatismo antirusso che prelude ad analoghi fanatismi interni in un prossimo futuro.
Assistiamo all’esaltazione delle violenze di minoranze agguerrite e armate. E questo con la benedizione del governo italiano, oltre che delle autorità europee. Brutto segnale anche per le forze democratiche e popolari italiane.
L’Europa, nel bel mezzo di una crisi che non può e non vuole risolvere, si trasforma in potenza imperiale che detta legge su un vicino. Non essendo riuscita nell’intento di assorbire l’Ucraina tutta intera (per portarla subito dopo nella NATO), l’Unione Europea, di concerto con Washington, punta a spezzare l’Ucraina in due tronconi. Il che aprirebbe una crisi politica e militare paragonabile, sotto molti aspetti alla “crisi di Cuba” del 1961 che portò Stati Uniti e Unione Sovietica a un passo dal confronto nucleare. Questa volta lo scenario è nel centro dell’Europa. Ci riguarda.
Invito tutti gli amici, i sostenitori, i simpatizzanti a esercitare opera di chiarificazione tra i loro amici. Questa tragedia non può vederci passivi.

 

Per la pace, s’intende. – di Giulietto Chiesa

Gisella Orsini 5 marzo 2014. Dibattito Politico 426 Nessun Commento

di Giulietto Chiesa.

 

Dunque, riassumendo: se una massa di scontenti (giustificatamente) assalta i palazzi del potere di un qualsiasi paese, li brucia e li conquista, deve essere esaltata e lodata.

 

Questo è quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Kiev, Ucraina. L’Occidente, unanime, ha esaltato un colpo di Stato violento e sanguinoso, cercando di dipingere un presidente regolarmente eletto come un “dittatore”, magari anche “sanguinario”.

 

Ma questo non cambia il quadro, sia di fronte alla storia, che alla cronaca.

 

Da questo momento in avanti dobbiamo tutti sapere che non c’è più alcuna difesa legale contro l’eversione organizzata dall’esterno contro un qualsiasi paese. Valga come lezione per tutti.

 

E’ molto peggio del lontano momento in cui un presidente regolarmente eletto venne rovesciato e ucciso con un colpo di Stato militare. Si chiamava Salvador Allende. Aveva stravinto un’elezione democratica. Fu rovesciato, come subito si capì (ma come venne dimostrato in seguito), dalla Cia americana. Ma allora l’esecrazione fu generale. Nessuno dei leader occidentali di allora ebbe il coraggio e la sfrontatezza di applaudire il generale Pinochet.

 

Oggi è il contrario: ne abbiamo fatta di strada!  Adesso si applicano le tecniche di “rovesciamento dei dittatori” elaborate dal gran maestro dell’eversione “democratica” Gene Sharp, altrimenti detto “il Clausewitz della guerra non violenta“.

 

Vi piace l’ossimoro? Non è un ossimoro. La tattica consiste nel “sollevare” gli scontenti. Prima tappa. Come? Insufflando a suon di milioni le idee dell’Occidente. Comprando le catene televisive e i giornali. Cioè stipendiando legalmente centinaia di giornalisti e propagandisti. Pagando stipendi e “grants” a centinaia di professori universitari. Erogando fondi a centri di ricerca e fondazioni che lavoreranno a tempo pieno per organizzare la rivolta. Pacifica s’intende, soprattutto giovanile, s’intende.

 

Poi, seconda tappa, si passa all’offensiva con una serie di manifestazioni esterne. Non importa se sono piccole. Ci pensano i media a ingigantirle. Ci sarà qualche scaramuccia nelle strade. Anche queste verranno ingigantite dalla televisioni locali e dai grandi network internazionali. Di regola i governi di coloro che verranno immediatamente bollati con la qualifica di dittatori sanguinari, sono impreparati a fare fronte. Non conoscono le strategie comunicative dell’Occidente. Se non reprimono dovranno cedere subito. Se reprimono faranno il gioco dei Gene Sharp di turno. La gente semplice vedrà il sangue e sarà così convinta che il dittatore è davvero sanguinario. E la protesta crescerà. Alimentata dal sostegno dei governi esterni, tutti democratici e prosperi. Fino a che la repressione comincerà davvero. Ma sarà tardi, perché tutto il mondo “civile” sarà ormai schierato a difesa della “democrazia”.

 

E, a quel punto, entreranno in funzione le squadre paramilitari(nel caso ucraino palesemente naziste) che, nel frattempo, alla chetichella, saranno stato addestrate, armate, istruite, foraggiate da decine di ricchissime fondazioni, americane ed europee. Non entriamo in dettagli. Prendiamo la sintesi che ci è stata offerta dalla signora  Victoria Jane Nuland, assistente segretario di stato per gli affari europei e euroasiatici del Dipartimento di Stato Usa (e moglie di Robert Kagan,  uno dei più visibili neocon di Washington) :“Abbiamo investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita”. C’è tutto il necessario per capire.

 

Il resto è il disastro che adesso vediamo. Una crisi mondiale, da mettere i brividi. E la falsificazione completa degli eventi ,organizzata dal mainstream occidentale. Si va in guerra, purtroppo, con alta probabilità. La grancassa degl’ignoranti e dei mestatori risuona assordante: la colpa è tutta dei russi, di chiunque possa essere messo alla gogna. La russofobia si sposa con l’anticomunismo, sebbene non c’entri niente il comunismo in questa storia, se non in termini di storia. La folla è abbastanza istupidita per andare alla guerra a testa bassa. Senza nemmeno avere capito di che si tratta e perché. Roba da manuale.

 

Mi chiedo come mai nessuno ha ancora avuto l’idea di proporre Gene Sharp per il premio Nobel .

Per la pace, s’intende.

 

 

 





12 marzo 2014


 

PERSEFONE SPEAKING ( quinta puntata)

Quando ripenso al mio rapimento , certo lo ricordo come un momento forte , ma ne sorrido anche : quante cose non sapevo !

Quelle stesse mani violente e che mi trattennero con la forza di una tenaglia , mi posarono a terra con molta delicatezza e non mi toccarono più per molto tempo . Mi svegliai in un nuovo mondo e lui non c’era d’intorno. All’inizio tutto mi sembrava cupo e senza gioia e persino maleodorante . Non riuscivo a distinguere forme , sagome , paesaggi , tutto mi sembrava uguale . Nero , nero e ancora nero . Ma non sapevo . Non sapevo che erano i miei occhi che non distinguevano nulla , perché avvolti dalla tristezza . Erano  lo sgomento e la prostrazione che provavo a non farmi vedere nulla di quel meraviglioso mondo. Un poco alla volta mi abituai alla luce di quel mondo . No, non era fioca ,né pallida come pensate voi , né c’erano tutti quei fuochi distruttori che crediamo quando pensiamo al mondo infero. La luce era diffusa , omogenea, leggera e…….. parlante ; non so come dire , era una luce amorosa , incoraggiante , penetrante . Cominciai a intravedere delle forme : erano alberi , con foglie  e frutti , proprio come da noi . Vidi che il frutto era bello e a me sconosciuto , lo presi subito ,- erano giorni che non mangiavo-, rosso era , fatto di chicchi rossi , un rosso con una screziatura di amaranto , di viola e di fucsia , che stimolava molto l’appetito  : i chicchi erano disposti come dentro a un labirinto geometrico perfetto , che conduceva le dita a impiastricciarsi  sempre più dentro , sempre più dentro ...quel frutto era per caso come il suo mondo ? -cominciai a chiedermi – era quello forse un mondo fatto di tante stanze , tante sale , tante luoghi diversi che andavano sempre più dentro , sempre più giù , che scendevano e scendevano ?

Mi accorsi che non ero sola , c’era un omino con me , uno dei tanti guardiani di quel mondo- seppi dopo- mi stava osservando di nascosto mentre mangiavo il mio frutto .


Non volli parlargli , ero ancora molto offesa e scossa , e poi non mi fidavo di nessuno . Intanto l’omino andava a riferire tutto di me a lui ,  all’uomo che mi aveva rapita e che non sapevo chi fosse e di cui non ricordavo neanche il volto . Il suo volto non lo ricordavo, per forza, perché indossava un casco di pelle di cane che lo rendeva invisibile , mi disse un giorno l’omino la volta che cominciai a prendere confidenza con lui  . Un casco di pelle di cane…pensai . Il mio volto prese l’espressione dell’orrore : avevo sentito raccontare , al banchetto degli Dèi , di un dio molto potente , il fratello più anziano di Giove , un dio molto temuto , che non veniva mai ai banchetti , il cui dono era di rendersi invisibile persino agli dèi . Forse ,fattosi invisibile, lui l’aveva vista mentre raccoglieva fiori , oppure in occasione dell’ultima festa al banchetto degli dèi ? E si era innamorato , pensava Kore , l’aveva desiderata tutta per sé ?

Ora sappiamo da altre fonti che Ades , il potente e persuasivo Ades , il collerico e suadente con le parole Ades ,- affabulatore era-, si innamorò di Kore scorgendola seduta vicino alla madre ad una festa . Lei di nulla si era accorta , perché abile è Ades a dissimulare i suoi sentimenti e i suoi potenti desideri . Invisibile non solo rendeva il suo volto ma anche il suo pensiero, il suo sentimento, il suo proposito. Ades si era recato da Giove per chiederla in sposa e ne ricevette una risposta ambigua ; Giove per non dispiacere  al fratello maggiore e per non incorrere nelle ire di Demetra disse diplomaticamente che non poteva né negare né dare il suo consenso alle nozze . Così Ades si sentì autorizzato a rapire Kore .

 







10 marzo 2014

PERSEFONE SPEAKING (quarta puntata)

 


Il mattino dopo mi svegliai di buon’ora e più allegra del solito , avevo avuto un buon sonno e già mi accingevo a raccogliere le mie cose per andarmene per i prati . Era il tempo del grano quasi maturo e quel tempo mi elettrizzava , mi rendeva di buon umore . Amavo , in quel tempo, recarmi nei campi coltivati e raccogliere i papaveri . Il giallo oro  del grano , l’arancione e  il rosso dei papaveri , quei loro semini piccoli piccoli e neri che sono perfetti per condire il pane, ,gli uccellini che volavano radenti il grano per carpire gli insetti, come amavo tutto questo !

Non c’era nulla che lasciasse presagire la sventura . Ma ecco che mi sento inquieta , all’improvviso , senza spiegazione . Mi guardo intorno : una folata di vento strana , più forte della brezza che correva sui campi , mi strappa i papaveri dalle mani ; penso :”Sarà l’arrivo di Hermes, quello scherza sempre “ , raccolgo i miei fiori e riprendo a camminare nel grano , però ho smesso di cantare e sto all’erta , con le orecchie tese. “Persefone …” sento bisbigliare da qualcuno nell’aria . Mi volto “Chi è ? “ E chi è Persefone ? che nome è ? Non l’ho mai sentito . Vedo un’ombra nera in lontananza , la sagoma di una donna curva , con un fazzoletto in testa , ma forse ho visto male con la coda dell’occhio . Silenzio . Un silenzio strano però ; gli uccellini non cantano più e anche il vento s’è fermato . Sento un rullo di tamburi provenire dalla terra , dal basso, prima lontano poi sempre più vicino , il suono sempre più intenso , ecco adesso è così forte che mi batte in testa ! Aiuto ! Comincio a smarrirmi e sentirmi molto agitata . Ora la terra comincia a tremare , sono scossa sempre più scossa , al culmine del panico la terra si apre con uno schianto , si spacca , si divide , si squarcia orrendamente lasciando intravedere dei fuochi , dei fumi  che sanno di zolfo . Sono sul punto di svenire , sono paralizzata e non riesco nemmeno a scappare , solo gli occhi  mi si dilatano quasi non volessero perdersi niente di quello spettacolo . L’atmosfera ora è carica della forza del fuoco , incandescente , come se un vulcano interiore premesse per uscire alla luce . Ecco un carro d’oro e di fuoco trainato da  quattro cavalli neri con la criniera bionda uscire violentemente e veloce dalla terra . Non ebbi il tempo di pensare nulla . Fui catturata da braccia e mani possenti che affondavano nelle mie carni tenere e che mai avevano conosciuto altro se non le carezze materne . Gridai “Aiuto ! Aiuto ! “ ma mi mancò anche la voce . Svenni . Non vidi neanche il volto di chi  mi aveva rapita .

 

 

 





8 marzo 2014

Stamattina ho sentito alla radio che il 98% dei medici boicottano l'aborto e si rifiutano di praticarlo , rendendo così non attuabile il diritto conquistato negli anni '70 con una legge . ?!?! Si chiama il passo del gambero . Spero di aver capito male oppure che la percentuale sia sbagliata .                                                                                     Che mondo ostile alle donne,  e che "Quote rosa "disattente !

La natura intanto segue il suo corso , la primavera desta sempre gioia e sorprese e noi ? perché non la imitiamo ?









26 febbraio 2014

 

PERSEFONE SPEAKING ( terza puntata)

Giorni spensierati passavamo e certe sere lunghe mi facevo raccontare qualcosa da mia mamma , le chiedevo spesso della sua vita passata , della sua storia e chi fosse mio padre .

Lei non si era mai sposata –pure lei, pensavo, allora è proprio destino che io non mi sposi ! Farò come la mia mamma - eppure spiegava alle giovani coppie i segreti dell’amore e di letto . A lei si rivolgevano nelle loro preghiere gli sposi e le spose per avere una lunga e fertile e felice vita di coppia . E quanti segreti ci sono da rivelare per questi affari di cuore e di famiglia ! Mia madre prendeva le sembianze di una vecchia decrepita , la bisnonna di una certa famiglia , e in modo garbato  e gentile rispondeva ai dubbi e alle ansie della nipotina che presto sarebbe diventata sposa ; spesso tutto si scioglieva in risate e la giovinetta  usciva rinfrancata dal colloquio. Chissà cosa raccontava la mia mamma a queste sposine , davvero lo ignoro , vorrei riderne anch’io !


Nelle lunghe serate immaginavo alla finestra come sarebbe stata la mia vita futura

 

Intanto ero piena di desideri che bussavano alla mia giovane porta e per questo coprivo di domande mia madre .”Dimmi dimmi mamma raccontami di mio padre , chi è ?  e come vi siete incontrati ? vi siete piaciuti subito ? ….”

Lei rispondeva senza imbarazzo :”Tuo padre è il grande Giove , figliola, nonché mio fratello , è normale piacersi tra Dèi e tra fratello e sorella . Tra tutti quelli che mi desideravano io ho scelto il meglio , il più saggio , il più benevolo, e in fondo il più pacifico , quello che cerca di dirimere tutte le questioni che gli vengono sottoposte in modo conciliante … non è poco ! poi è possente e un vero sensuale amatore … per il tempo che mi sono concessa a lui è andato tutto bene . Quando mi accorsi di essere incinta mi ritirai dai cieli dell’Olimpo e lo lasciai ; alla tua nascita , mia piccola perlina , fui così felice che dimenticai tuo padre del tutto per non avere occhi altro che per te !” . Non mi dispiaceva avere come padre Giove e non mi dispiaceva nemmeno crescere separatamente da lui : mi aveva dato già il regalo dell’eternità e dell’immortalità , cosa potevo desiderare di più ? Certo ridacchiavo dentro di me immaginando Giove , oh sì sì, Giove proprio Giove , quello seduto alle feste sul trono d’oro con il suo barbone fluente e la scorta di fulmini al suo fianco, , in pigiama , magari a fiorellini, accostarsi a mia madre per dirle le cose tenere  e rendersi brillante ai suoi occhi per sedurla , ih ih , Giove in pigiama !

Ripensavo ai desideri , altro che non averne , non bastavano l’immortalità e l’eternità per sedarli  ! ero piena di desideri , un po’ vaghi , indefiniti eppure pulsanti e reali perché battevano con il mio cuore e nelle mie vene : chi erano ? che volto avrebbero preso ? per quali strade mi avrebbero condotto ? E in che modo?

Beh per il momento ci passavo sopra , mi accoccolavo ai piedi di mia madre ,il capo appoggiato sulle sue ginocchia e mi addormentavo al suono delle sue carezze…Giove in pigiama, ih ih Giove in pigiama …

 

 




21 febbraio 2014

Il lungo inverno delle nostre coscienze


Caprie , prati e boschi dopo l'ultima nevicata di febbraio

 

Inverno senza gelo quest’anno , con nevicate e poi caldi improvvisi , un inverno irregolare. Regolare invece è il sonno delle nostre coscienze , il lungo inverno. Abbiamo bisogno di distrarci con le olimpiadi , Sanremo, di riprendere fiato con le passeggiate nel bosco e le fotografie bucoliche , di lamentarci dei brutti tempi che viviamo . E poi ? Non vedo l’alba di un nuovo giorno . Forse è che non facciamo scelte in conseguenza di ciò che capiamo dei nostri tempi ? Per capire i nostri tempi , così complessi , ci vuole la fatica dell’informazione , costante osservazione , cuore , passione per la vita. Dove sono ?

Stamattina a “prima pagina “ ho sentito l’appello accorato di un ascoltatore di origine greca che si è recato da poco in Grecia  e ha visto le conseguenze del disastro economico . Ci sono bambini a scuola , poverissimi, che sono denutriti . Presto arriverà anche in Italia tutto questo –diceva-, perché non ne parlate ?

 La Grecia , come noi , ha perso la sovranità nazionale e ha dovuto piegare il capo ai ricatti delle uniche , vere , politiche decise per noi europei : quelle della commissione europea e delle lobby economiche che la sostengono.

Il giornalista del Fatto Quotidiano , conduttore della trasmissione per questa settimana,  non ha neanche commentato l’intervento dell’ascoltatore , passando ad altro argomento , tanto la cosa è spinosa !

Ci sono dei giornalisti , pochi, che provano ad informarci . Io ho trovato validi : Barbara Spinelli , Paolo Barnard ( con le proposte della MMT) e Giulietto Chiesa (L’Alternativa c’è ) . Poi ci sono i siti internet , a voi trovarli.  Certo , nella massa di informazione, bisogna saper discernere il punto principale , fare una sintesi .

Insomma bisogna ritornare a ragionare con la propria testa , come mi diceva mio nonno , fatto ormai raro.

La politica , pensata a tavolino, di istupidire il popolo italiano e portarlo a livello della terza media sembra essere riuscito .

Ho riguardato un vecchio film di Luchino Visconti “Ludwig II” in cui il visionario e illuminato sovrano  pensava a una politica che avrebbe elevato lo spirito del suo popolo , attraverso l’arte. Quindi incoraggiò le arti e la loro diffusione , prima  di tutte quella di Wagner . Da sempre si sa che la buona istruzione è il primo requisito di un buon governo  per creare intelligenza nelle persone , nella gente  . Perché noi invece siamo caduti così in basso ? Perché si sta cercando di smantellare ciò che c’è di buono in Italia ? E perché tutto questo sta avvenendo nella nostra passività e obbedienza ? Perché viviamo in questa narcosi collettiva , dove tutto sembra essere una scusa per non pensare , per sfuggire allo sguardo della realtà ?

 Il lavoro interiore che io presento in questo sito non vuole essere un diversivo , una curiosità , una  fuga nel mondo dell’esoterismo.

Vuole essere l’invito ad un risveglio della coscienza , a guardare bene la realtà propria e quella in cui si vive , per poter fare nuove scelte individuali e collettive che siano più aderenti a ciò che ci viene suggerito da dentro , dal nostro interiore , dalla nostra anima –questa sconosciuta-.  

Non vedo altre vie per un reale cambiamento , non vedo l’attesa di interventi esterni miracolosi come una soluzione ai nostri problemi .

Per oggi vi saluto .

Continuerò con i racconti di Persefone , sia per il piacere che mi dà la scrittura e inventare una storia , sia per dare  un esempio di cosa siano gli archetipi  presenti dentro di noi . Riconoscere gli dèi che vivono dentro di noi è uno dei modi per conoscere sé stessi e di conseguenza di sentirsi un poco più padroni della propria vita e meno brancolanti nel buio!


L'alba di un nuovo giorno : l'era acquariana , secondo me, non è nemmeno agli inizi . Siamo ancora in un 'epoca di passaggio . L'alba di un nuovo giorno acquariano la vedremo tra un cento cinquanta-duecento anni . Intanto l'istante prezioso dell'alba può diventare , in  qualsiasi epoca storica in cui ci troviamo, l'alba del nostro nuovo giorno personale !

 





15 febbraio 2014

Prima di passare alla terza puntata di PERSEFONE SPEAKING
 due parole su Turandot , in scena a Torino in queste settimane


in foto la scena del primo atto : la decapitazione del principe di Persia (uno dei tanti pretendenti) che non ha superato la prova posta da Turandot per sposarla .


regia di Giuliano Montaldo , Roberto Arnica è Calaf , Jhoanna Rusanen Turandot e Carmen Giannattasio è Liù , ma questa volta è stata l'orchestra e il suo direttore Pinchas Steinberg a strapparmi l'applauso più caloroso . Ovviamente , come sempre , Grazie Rita !


Le atmosfere cupe e scure della notte sono il motivo che accompagnano tutto lo svolgersi dell'opera e mi piace pensare  Puccini  scegliere questa fiaba per comporre la sua ultima opera rimasta  incompiuta ( a causa della sua morte appunto ). Mi piace riconoscere  la sensibilità di Puccini nel cogliere i drammi , le oscurità e le ferite del femminile , la forza e la fragilità. Turandot è una lady dark , una vendicatrice del genere femminile, una personificazione della giustizia riparatrice , una Persefone che non si vuole mai sposare . Liù è  una donna che  sceglie il sacrificio , cosa per me di difficile comprensione perché amo la vita , sceglie di morire per proteggere Calaf che non la ricambia affatto . Comunque questa libera scelta del proprio destino di Liù , lascia un'impronta nella coscienza di Turandot . Una donna "salva " un'altra donna .Non è Calaf a rompere qualcosa nel cuore di Turandot ma Liù .
Calaf , bisogna riconoscerlo, è audace , raccoglie la sfida  , bleffa,  si affida al cuore , all'intelligenza e all'intuito e vince : ottiene l'amore di Turandot . E' proprio una fiaba .

Video di YouTube


"In questa reggia" cantata dalla Callas . Turandot evoca la ferita antica che muove il suo sdegno e il suo odio per gli uomini .

In questa reggia

In questa reggia, or son mille anni e mille,
Un grido disperato risuonò.
E quel grido, traverso stirpe e stirpe
Qui nell'anima mia si rifugiò! Principessa Lo-u-ling,
Ava dolce e serena che regnavi
Nel tuo cupo silenzio in gioia pura,
E sfidasti inflessibile e sicura
L'aspro dominio, oggi rivivi in me!
(fu quando il re dei Tartari le sette sue bandiere dispiegò.)
Pure nel tempo che ciascun ricorda, fu sgomento e terrore e rombo d'armi.

Il regno vinto! Il regno vinto!
E Lo-u-ling, la mia ava, trascinata da un uomo come te, come te straniero, là nella notte atroce, dove si spense la sua fresca voce! (da secoli ella dorme nella sua tomba enorme.)
O principi, che a lunghe carovane da ogni parte del mondo qui venite a gettar la vostra sorte,
Io vendico su voi, su voi quella purezza, quel grido e quella morte!
Mai nessun m'avrà!
L'orror di chi l'uccise
Vivo nel cuor mi sta.No, no! Mai nessun m'avrà!
Ah, rinasce in me l'orgoglio di tanta purità!
Straniero! Non tentare la fortuna!
Gli enigmi sono tre, la morte è una!



 

Video di YouTube


Gli enigmi , sempre cantato dalla Callas

Questo passaggio dell'opera mi piace tantissimo per drammaticità , tutto è appeso a un filo e dietro soffia la morte . Tre sono gli enigmi che Turandot pone a Calaf , se non verranno indovinati ci sarà la morte per il principe . Mi pare giusto che una donna impegni un uomo con delle prove prima di darsi . Una volta c'era l'impegno e la promessa del matrimonio , adesso neanche quello . Nessuna prova per l'uomo , niente che dia la misura del suo sentimento e della sua verità e sincerità.  Male , male , prendiamo esempio da Turandot , donne !

Ecco gli enigmi

Turandot:

 Nella cupa notte vola un fantasma iridescente.
Sale, spiega l' ale, sulla nera, infinità umanità!
Tutto il mondo lo invoca, tutto il mondo lo implora!
Ma il fantasma sparisce con l' aurora per rinascer nel cuore!
Ed ogni giorno nasce, ed ogni giorno muore!

Calaf:

Si! rinasce! E in esultanza, mi porta via con se, Turandot  "la speranza".

Turandot: Sì , la speranza che delude sempre

 Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma!
E' talvolta delirio! E' tutta febbre!
Febbre d' impeto e ardore!
L' inerzia lo tramuta in un languore!
Se ti perdi o trapassi si raffredda!
Se sogni la conquista avvampa! Avvampa!
Ha una voce che trepido tu ascolti,
e del tramonto  il vivido  bagliore!


Calaf:

 Si, principessa, avvampa
e insieme langue, se tu mi guardi,
nelle vene, "il sangue!"

Turandot:

 Gelo che ti da foco! E dal tuo foco più gelo prende!
Candida ed oscura !
Se libero ti vuol, ti fa più servo!
Se per servo t' accetta, ti fa re!
Su straniero! ti sbianca la paura!
E ti senti perduto! Su, straniero!
Il gelo che dà foco, che cos'è?

Calaf:

La mia vittoria ormai t’ha data a me!

Il mio foco ti sgela: "Turandot"!


Video di YouTube

Qui un'orgia di "Nessun dorma " nel senso che viene cantato dai principali tenori degli ultimi 50 anni

Turandot ordina di scoprire il nome del principe prima dell'alba , solo così potrà evitare di sposarlo , e mette in allarme tutto il regno e i ministri "Nessun dorma ! Si scopra il nome del principe !" ordina . Il principe riprende le parole di Turandot ...a modo suo . E' molto bello . A voi la riscoperta di un'aria tra le più celebri di sempre .





11 febbraio 2013

 

PERSEFONE SPEAKING (seconda puntata)

Sono così felice di rincontrarvi e parlare di me , del mondo che vivo ! Sapete ,io sono una Dea e c’è una parte di me in ognuno di voi anche nei maschi . La Psiche è una costellazione di tanti elementi diversi , di tante dee e dei diversi ,ed io faccio parte di questa composizione così originale e armoniosa … ehm armoniosa  ho detto ? La mia vita non fu così armoniosa come mi aspettavo e credevo guardando a mia madre .Lei davvero portava armonia dove passava . Io la guardavo e mi dicevo che sarei diventata come Lei , con una vita così gaia , solare , originale , potente , fertile , ciclica , fatti di lunghe notti invernali e calde giornate estive , di lune piene , lune crescenti , lune calanti , vita soffusa , vita piena , vita profumata …come Lei …già…

Ogni tanto toccava anche a noi allontanarci per poco dalla Terra e recarci agli inviti dell’Olimpo , nell’alto dei cieli. Lassù sembravano non saper fare altro che banchettare , mangiare , mangiare , mangiare e bere . C’era sempre un matrimonio , una nascita , qualcosa o qualcuno da festeggiare e per mia madre era d’obbligo andarci : i suoi fratelli erano Giove , Nettuno , Plutone , Era  niente meno . Così di malavoglia lasciavo i miei prati e i miei fiori per queste feste . Ci veniva ad avvisare Hermes , sì , ma in che modo ! studiava ogni volta un modo diverso per invitarci . Per andare alla festa che celebrava il compimento delle dodici fatiche di Ercole , cominciò a scompigliare i prati con dei venti che arrivavano ora da Sud ora da Ovest e poi rigiravano verso Nord , i capelli mi si arruffavano tutti , le foglie  e i rametti sollevati dal vento bizzarro finivano per impigliarsi nei capelli e le vesti si sollevavano : uffa Hermes ! E poi lui si metteva dietro un albero ad osservare tutto e ne rideva !

Comunque quando smetteva di ridere ,il vento si calmava e mi porgeva i suoi irrispettosi saluti :”Salute a te cara Kore “ e si metteva di nuovo a ridere per il gioco di parole che si era appena inventato , “Kore cara o cara Kore ? mio cuore , mio cuore !” e sorrideva . Io pensavo :”Ma quanto sono stupidi ‘sti Dèi maschili , altro che matrimonio , io no, non mi sposerò mai , mai e poi mai !”

Poi mi lasciava cader tra i piedi il biglietto d’invito in carta dorata - dovevo piegarmi per raccoglierlo-, e così come veniva  se ne andava , volando e canticchiando .

Andavo dalla mamma portando il biglietto nel cesto , confuso tra le erbe da seccare , di modo che la notizia rimanesse ammorbidita tra i profumi . Alla mamma non piaceva troppo recarsi all’Olimpo , sentire tutte quelle chiacchiere tronfie di suo fratello Giove e delle sue conquiste la stancava . Poi regolarmente tutte le volte Era , la moglie di Zeus, si infuriava per gelosia e non aspettava certo che non ci fosse nessuno per mandargliele a dire di tutti i colori, a cominciare da quella volta che si era tramutato in toro per sedurre non so chi , per passare poi a quella che si trasformò in cigno per sedurre Leda , per non parlare di quella volta che in pioggia , in pioggia d’oro  aveva osato trasformarsi , l’infedele , il lestofante , il bieco , furfante , ladro , vatti-a-fidare , tronfio , narciso , bauscia, sciagurato,  , vanesio , per chi poi ? per quella sgualdrinella , anzi no , quella stupida senza senno , scipitina , senza midollo  figlia di Acrisio , che suo padre aveva chiuso in una torre per non so quale profezia di sciagura . L’aveva sedotta in quel modo , diventando pioggia d’oro s’era insinuato nel suo seno , nel suo ventre –Danae era il nome della fanciulla – e l’aveva lasciata pure incinta ! Troppi figli aveva sparsi per il mondo ! (Ma dato che poi nacque Perseo si poteva anche chiudere un occhio ) . Insomma io ero lì in mezzo a quelle liti furibonde e non vedevo l’ora di andarmene , quando… mi accorsi di lui , quel tipo per cui eravamo lì riuniti a festeggiare , Ercole ! Che bel tipo e che forza che aveva , non avevo mai visto un bel ragazzo come quello , forse aveva un’aria un po’ stupida … per un breve attimo pensai che valeva la pena di rompere il giuramento che non mi sarei mai sposata …ma a salvarmi mi vennero in mente i giochini di parole di Hermes , sposata , io ?  Spossata , spossata ecco come mi lasciava anche solo l’idea di matrimonio ; guardavo mamma implorante con gli occhi , “Andiamocene , ti prego , mi sto annoiando troppo “ gli bisbigliavo con lo sguardo  e lei pronta annunciava a tutta l’assemblea che una giovenca di Zeus era prossima al parto e doveva as-so-l-u-ta-men-te  andare  al più presto in Arcadia per assisterla . Via ! Che bello ! Coi cavalli di Poseidon in un baleno eravamo sulla Terra ,  potevamo abbracciarla tutta con un sol sguardo e tornarvi con i piedi ben saldi su di essa : eravamo di nuovo a casa .

 



5 febbraio 2014

Il racconto



PERSEFONE SPEAKING : prima puntata


Campi di grano maturi  . I contadini si rivolgono a mia madre  con preghiere serali e con feste propiziatorie nel tempo della mietitura .

 

Il mio nome è Persefone (Proserpina in latino ) arrivo da molto lontano , anzi da molto profondo per parlarvi qui , ora ; conoscete la mia storia ?  Sapete quale mondo condivido con il mio sposo ? Ah Ades ! Il mio sposo adorato ! Pensate che io sia in castigo quando sono con lui ? Che idee strane . Egli è adorabile , egli è il re del mondo . Ma sto andando troppo in fretta nel raccontarvi la mia storia … essa comincia in un giorno spensierato , un giorno qualunque , un giorno di primavera , quando libera mi aggiravo tra boschi , incantevoli vallate e prati ricchi di tante specie di fiori e bacche e frutti . Kore , mi chiamavo e non sapevo ancora nulla del mio vero nome e a quale destino mi avrebbe condotta. Kore mi chiamavo ed ero figlia di Demetra , la dea , la potente , la grande, la prodiga di tanti regali . Ma quella era la dea che conoscevano e pregavano nei loro sacrifici tutti i mortali e che sedeva alla pari nei banchetti degli dei , lassù nell’Olimpo, ma mia madre , oh mia madre ! Quella che conoscevo solo io , era un’altra ! Lei era tutto per me ed io tutto per lei . Eravamo inseparabili come quegli uccellini che non possono stare più di un’ora lontani l’uno dall’altra.

E anche se me ne giravo da sola per i prati o lungo i pendii delle montagne a scoprire il mondo dei fiori e delle fate che li curavano , io pensavo sempre a lei , per lei coglievo i fiori, per lei cantavo , per lei tornavo felice , le braccia ricolme di regali che avevo preso : pietroline brillanti , bacche rosse, rami dorati, piume d’uccello . Che ne avrebbe fatto lei , pensavo ?  Eh sì , perché lei trasformava tutto quello che le portavo in meravigliose composizioni per la nostra casa , ed io l’aiutavo . Imparavo da lei e l’aiutavo .

Quando ebbi una certa età e non ero proprio più una bambina mi permise, un giorno, di entrare nel suo laboratorio . Era , giù , un po’ seminterrato , in semioscurità , eh avrei dovuto capire già da allora , quand’ero lì al buio con lei quale sarebbe stato il mio destino. Ero così eccitata , finalmente potevo sapere cos’era tutto quel mistero di erbe che andavano e venivano dalla nostra casa . C’era un’aria carica di profumi diversi , bollori , ma in altre stanze anche essiccatoi , strani oggetti di vetro , di rame , di metallo alambicchi erano collegati come in un percorso a ostacoli e alla fine chi ce la faceva arrivava al fondo della strada , solin soletto , in forma di goccia . La famosa goccia che cercava mia madre ! E poi se non le andava a genio , la povera goccia veniva sostituita da un’altra goccia più raffinata e più di qualità . Oh era severa , mia madre , in queste faccende di gocce e qualche parolaccia pure le scappava ogni tanto se la goccia , il distillato , non  era di suo gradimento. Ma quando era soddisfatta il suo dolce viso si illuminava tutto e sapevo che quel giorno avremmo fatto visita a qualcuno. Sì perché con lei si andavano a trovare tante persone . Ricordo una sera che di fretta e furia partimmo insieme per un piccolo villaggio , una donna stava partorendo e occorreva l’aiuto di mia madre . Quella sera successe una cosa strana perché per aiutare la donna che gemeva e guardava supplicante chi gli stava intorno , mia madre non diede la solita goccia che dava a tutte per sentir meno il dolore , ma le soffiò nel seno con tanto amore che il bambino nacque senza lamenti e senza piangere . Che calore si spandeva là dove passava mia madre ! Tutto si piegava verso di lei , i rami degli alberi , i fiori , le creature del bosco esultavano, le venivano incontro con i loro colori brillanti . Se qualcosa sembrava languire e mancare di vita vicino a lei si riprendeva e si rianimava . Faceva crescere le erbe verdi e il grano diventava biondo al suo passare , la frutta sui rami diventava rossa, il polline nei fiori dolce dolce , il ventre delle donne portava molti figli , gli animali si moltiplicavano, con la pioggia portava ristoro agli assetati e con i suoi distillati guarigione ai sofferenti . Oh mia madre ! Con lei c’era vita , vita , vita , eterna vita ! Ed io l’amavo come la più fortunata di tutte le creature viventi .


Uno dei figli secolari di mia madre : questi esseri sono molto amati e venerati dalle persone sagge e anziane , invecchiano insieme .

Le Anime poetiche si sentono ispirate dai grandi alberi

Questa è una delle tantissime poesie che mia madre raccoglie all’alba, dal vento lieve del mattino  che le ruba al sonno dei poeti per portarle a lei .

NON E’ SOLO LA PIOGGIA

Non è solo la pioggia
a farmi fermare
sotto la quercia antica
lungo la strada. Ci si sente
sicuri sotto l’ampia
chioma, deve essere
un’antica amicizia a far sí
che la quercia e io ce ne stiamo lí
in silenzio, ad ascoltare la pioggia
gocciolare sulle foglie, a guardare
la giornata grigia,
ad attendere, a capire.
Il mondo è antico, pensiamo,
e tutt’e due invecchiamo…

Olav H. Hauge

Olav H. Hauge e la sua compagna , due figli di Demetra , amanti della natura e della poesia .


 

Olav H. Hauge è nato il 18 agosto 1908 a Ulvik, comune agricolo della Norvegia, dove è morto il 23 maggio 1994. Ha vissuto tutta la sua vita in questo villaggio, situato all’interno del Hardangerfjord, nel Vestland. La natura di questo fiordo, molto profondo e ramificato, gioca un ruolo estremamente importante non solo nell’opera di Hauge, ma in tutta l’arte e la letteratura norvegesi. Un esempio ne è il dipinto “Matrimonio nel Hardanger”, diventato una sorta di icona nazionale, e che Poesie in forma di rosa ha scelto per illustrare “La terra azzurra”.

Fin da bambino Hauge coltivò la sua passione per la lettura: frequentava assiduamente la ricca biblioteca di Ulvik e si faceva consigliare dall’amico bibliotecario nella scelta dei libri.

Alla scuola superiore studiò l’inglese e un po’ di tedesco, mentre il francese lo imparò da autodidatta. Frequentò inoltre corsi di giardinaggio e frutticoltura, divenendo giardiniere e lavorando nei frutteti del suo paese.

Nonostante le difficoltà economiche, riuscì a mettere insieme una vasta biblioteca personale che comprendeva, oltre a testi nelle lingue scandinave, anche libri in francese, inglese e tedesco. Un altro interesse di Hauge era la letteratura asiatica, in particolare la poesia classica cinese e gli haiku giapponesi.

Oltre a scrivere poesie, Hauge le traduceva dalle lingue che aveva studiato. Tradusse, fra gli altri, Hölderlin, Blake, Tennyson, Browning, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Trakl, Brecht, Plath, Celan.

Per la propria poesia scelse il nynorsk, la variante del norvegese basata sui dialetti, alternativa al riskmål, la “lingua di stato”.

Hauge ebbe spesso problemi di salute e frequenti ricoveri in un ospedale psichiatrico.

Visse da solo, nella casa dei suoi genitori, fino a quando, nel 1975, all’età di 67 anni, decise di iniziare una convivenza con Bodil Cappelen.

Nel 2000 sono stati pubblicati i suoi diari, che cominciò a tenere fin dall’età di quindici anni.

 



4 febbraio 2014



Sorpresa !
Volando nei cieli freddi invernali ho raccolto molti racconti , uno è questo seguente che vi racconterò a mia volta con tutto il piacere , come se fossimo intorno al fuoco .
Il Sito dopo una pausa riprende , avendo esso uno spazio limitato di megabyte, ho sacrificato l'archivio della Home con tutti i suoi articoli . Ma è stato interessante cancellare l'archivio : mi sono ricordata di quei monaci tibetani che passano giorni e giorni in silenzio e in gruppo a formare con pietroline colorate dei grandi e complicati Mandala sulla  terra .
 Quando il lavoro è finito si guardano compiaciuti "ottimo lavoro " sembrano dire in stile americano ...e poi con un colpo di mano lo distruggono . La lezione del non -attaccamento !
E'stato un piacere anche per me scrivere , mi è piaciuto , ho scritto e ho cancellato . E' stato .







6 gennaio 2014

 

Sospensione sito


 

 

Cari amici , care amiche sospendo l’aggiornamento della pagina Home di questo sito poiché sta diventando un doverismo e mi sembra quindi di tradire il sentimento di piacere e di gratuità che lo animava e da cui è partito . Volevo scrivere un ultimo articolo sulla leggerezza , ispirandomi alle famose “Lezioni americane , sei proposte per il prossimo millennio “ di Italo Calvino e al relativo mito di Perseo , ma è contradditorio scrivere di leggerezza con un senso di pesantezza ! Preferisco tenermi vicino l’immagine di questo eroe che riuscì a spezzare le catene di ciò che pietrifica e appesantisce grazie proprio alle sue ali ai piedi , alla sua gentilezza e delicatezza  e alla bellezza (motivo , credo, per cui fu così aiutato dalle donne ).  Intanto mi accorgo che scrivo proprio nel giorno che festeggia quelle come me , quindi prendo il volo con la mia lanterna ed il mio gatto e mi dirigo verso altre avventure . Grazie infinite a tutte e tutti  voi !

 

Edward Burne-Jones “The arming of Perseus “ 

 Le Ninfe donano a Perseus i calzari di Hermes che lo renderanno rapido come il pensiero , l'elmo di Ade che lo farà invisibile , la bisaccia e la harpe ,una pietra che taglia tutto! Queste tre Ninfe assomigliano tanto alle tre ancelle della Regina della Notte che aiuteranno Tamino a superare le sue prove donandogli il Flauto Magico .        (Non mi perdo l’occasione di dirvi che in questi giorni a Torino al Teatro Regio si darà   “Il Flauto Magico” di Mozart !                             http://www.youtube.com/watch?v=7cWayQJQIDA)

 


 

20 dicembre 2013, giorni del solstizio d'inverno

 

 

Coraggio : nonostante la legge di stabilità , cioè la nuova finanziaria che toglie ai poveri per dare ai ricchi, possiamo lo stesso festeggiare insieme la ripresa dei giorni che , al passo della formica, andranno allungandosi . Per darci un momento di gioia ho scelto una canzone di origine popolare argentina , un valzer, che racconta la storia di un amore che nasce e muore dentro il turbinio della folla in un giorno di festa . A Edith Piaf piacque , la riprese e la tradusse in francese . Ce la restituì a modo suo : intensa , romantica , nostalgica e vera.

Buon ascolto e buon solstizio

 

Video di YouTube

 

 

LA FOULE

 

Je revois la ville en fête et en délire
Suffoquant sous le soleil et sous la joie
Et j'entends dans la musique les cris, les rires
Qui éclatent et rebondissent autour de moi
Et perdue parmi ces gens qui me bousculent
Étourdie, désemparée, je reste là
Quand soudain, je me retourne, il se recule,
Et la foule vient me jeter entre ses bras...

Emportés par la foule qui nous traîne
Nous entraîne
Écrasés l'un contre l'autre
Nous ne formons qu'un seul corps
Et le flot sans effort
Nous pousse, enchaînés l'un et l'autre
Et nous laisse tous deux
Épanouis, enivrés et heureux.

Entraînés par la foule qui s'élance
Et qui danse
Une folle farandole
Nos deux mains restent soudées
Et parfois soulevés
Nos deux corps enlacés s'envolent
Et retombent tous deux
Épanouis, enivrés et heureux...

Et la joie éclaboussée par son sourire
Me transperce et rejaillit au fond de moi
Mais soudain je pousse un cri parmi les rires
Quand la foule vient l'arracher d'entre mes bras...

Emportés par la foule qui nous traîne
Nous entraîne
Nous éloigne l'un de l'autre
Je lutte et je me débats
Mais le son de sa voix
S'étouffe dans les rires des autres
Et je crie de douleur, de fureur et de rage
Et je pleure...

Entraînée par la foule qui s'élance
Et qui danse
Une folle farandole
Je suis emportée au loin
Et je crispe mes poings, maudissant la foule qui me vole
L'homme qu'elle m'avait donné
Et que je n'ai jamais retrouvé...

 

 

 

 

 

 

18 dicembre 2013

 

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/video.asp?currentId=325

 

Donne

 

 

C’è sempre una ragione valida , mi accorgo, per mettere da parte la questione femminile . Parlare di diritti sociali , diritti sul lavoro delle donne non va più di moda ? eh no ,perché  c’è la crisi  economica (che tanto ricade sulle donne per prime ) !  Donne e politica ? ah roba chiamata tristemente “quote rosa “ , che fa tanto fiocco rosa quando nasce una bambina e non conclude nulla perché mette in un ghetto.  Abbiamo bisogno più che mai di donne in politica , dico donne -donne , non quelle mascherate e che ragionano come gli uomini. Scusate il ragionamento semplice : con gli uomini al potere siamo giunti al punto in cui siamo : dico , non è venuto il momento che siano le istanze del femminile a dover essere ascoltate , esercitate , sperimentate ?  E poi non ci viene il sospetto che la furia delle acque che devastano non siano il simbolo di un femminile sempre più represso ? Un femminile che esonda perché ha raggiunto il colmo di ciò che poteva essere sopportato ? Lune piene sempre più folli , esasperanti vengono mal tollerate collettivamente proprio perché scoppiano dentro di noi come un femminile che chiama ascolto ed è messo da parte …

 

Intervista a Lella Costa :

 

 

 

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/video.asp?currentId=325

 

 

 

 

 

 

 

14 dicembre 2013

 

Saturno incombe pesante sul mio segno zodiacale  . Vorrei dedicarmi un momento di leggerezza con questa canzone del 1964 cantata da Françoise Hardy sperando che lo doni anche a voi. La scelgo perché mia figlia Cecilia , prima di partire, la canticchiava in casa ridendo . Oggi mi ha detto: " Mamma, all'Erasmus ,( abbiamo notato con i miei compagni), si è felici anche quando si è tristi  !".             

 Ma sì , la tristezza non è tutta questa tragedia ; quando essa è intrecciata alla gioia , ho notato, permette all'anima di abitarci un po'.

 

 

Video di YouTube

 

 

Le temps de l'amour

 Françoise Hardy

 

C´est le temps de l´amour
Le temps des copains
Et de l´aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures

Car le temps de l´amour
C´est long et c´est court
Ça dure toujours
On s´en souvient

On se dit qu´à vingt ans
On est le roi du monde
Et qu´éternellement
Il y aura dans nos yeux
Tout le ciel bleu

C´est le temps de l´amour
Le temps des copains
Et de l´aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures

Car le temps de l´amour
Ça vous met au cœur
Beaucoup de chaleur
Et de bonheur

Un beau jour c´est l´amour
Et le cœur bat plus vite
Car la vie suit son cours
Et l´on est tout heureux
D´être amoureux

C´est le temps de l´amour
Le temps des copains
Et de l´aventure
Quand le temps va et vient
On ne pense à rien
Malgré ses blessures

Car le temps de l´amour
C´est long et c´est court
Ça dure toujours
On s´en souvient

 

 

 

 

 

 

 

 

12 dicembre 2013

 

Io mi occupo di ferite, le mie ,di quelle degli altri e mi trovo in sintonia con quanto scritto nell'articolo qui sotto . Il lavoro di ricostruzione è meraviglioso ; guarire le ferite ha bisogno di pazienza , è un atto d'amore . Ho imparato a non rimproverarmi per le ferite quando pulsano ancora e si rifanno sentire ; le considero le mie maestre ; ho imparato ad amarle e a tenerle in una teca come oggetti preziosi che non hanno bisogno di essere esibiti o lamentati in giro per il mondo .

So che svaniranno come neve al sole di Primavera per lasciare il posto a prati meravigliosi.

 

 

Kintsugi – le cicatrici in oro

 

 

 

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la

crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata "Kintsugi."
Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente.
E la differenza è tutta qui: occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.
"Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto......questa tecnica si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa - e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.

 

 

 

9 dicembre 2013

 

Si deve cadere e non si può scegliere dove…

 

 

 

 

Anch’io penso che il destino è destino , io posso solo piegare un po’ il braccio a modo mio in questo scorrere , posso guardarti con amore davanti al boia , tesoro mio, posso lasciar entrare il vento nei miei capelli e cogliere un gesto di bellezza in tanta miseria , posso approfittare di una pausa del tempo per vedere la luce . E’ vero : si tratta di avere il coraggio di piegare un po’ di più una virgola , ci provo, in un testo che non possiamo correggere.

 

Si deve cadere e non si può scegliere dove.
Ma c'è una forma del vento nei capelli,
una pausa del colpo,
un certo angolo del braccio
che possiamo piegare mentre cadiamo.

È soltanto l'estremo di un segno,
la punta impreveduta di un pensiero.
Ma basta ad evitare il fondo avaro di alcune mani
e la miseria azzurra di un Dio deserto.

Si tratta di piegare un po' di più una virgola
in un testo che non possiamo correggere.

Roberto Juarroz

 

 

 

 

 

 

 

 

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